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Sformatini di Fra' Ginepro

Sabato sono stata ad una serata di letture con improvvisazioni all’organo in una chiesa della Valle Imagna, ero pronta ad annoiarmi a morte e invece c’erano due bravi attori ad interpretare poesie, a leggere brani di vari personaggi della letteratura e la musica era di ottima qualità, quindi in un’ora e mezza (che reputo comunque eccessiva) mi sono solo concessa una divagazione quando uno dei brani interpretati parlava di cucina.


Questo Fra’ Ginepro mi ha fatto saltare subito davanti al frigorifero (mi sa che allora non è una magia del treno) e mi ha ispirato questi sformatini che sono un insieme di quello che c’era nella mia cucina.
Ognuno li può fare con gli avanzi che ha nel frigorifero... per una volta boicottiamo le polpette e invece di fare un mix di tutto, mettiamo i nostri avanzi in dei bellissimi e colorati strati ordinati.

"Essendo una volta Frate Ginepro in un luoghicciuolo di Frati, per certa ragionevole cagione tutti li Frati ebbono andare di fuori, e solo Frate Ginepro rimase in casa. Dice il Guardiano: Frate Ginepro, tutti noi andiamo fuori; e però fa che quando noi torniamo, tu abbi fatto un poco di cucina a ricreazione de' Frati. Rispuose Frate Ginepro: Molto volentieri; lasciate fare a me. Essendo tutti li Frati andati fuori, come detto è, disse Frate Ginepro: Che sollecitudine superflua è questa, che uno Frate stia perduto in cucina e rimoto da ogni orazione? Per certo, ch'io ci sono rimaso a cucinare questa volta; io ne farò tanta, che tutti li Frati, e se fussono ancora più, n'averanno assai quindici dì. E così tutto sollecito va alla terra, e accatta parecchie pentole grandi per cuocere, e procaccia carne fresca e secca, polli, uova ed erbe, e accatta legna assai, e mette a fuoco ogni cosa, cioè polli colle penne e uova col guscio, e conseguentemente tutte l'altre cose. Ritornando i Frati al luogo, uno ch'era assai noto della semplicità di Frate Ginepro, entrò in cucina, e vede tante e così grandi pentole a fuoco isterminato; e ponsi a sedere, e con ammirazione considera e non dice nulla, e ragguarda con quanta sollecitudine Frate Ginepro fa questa cocina. Perocchè 'l fuoco era molto grande, e non potea troppo bene approssimarsi a schiumare, prese un'asse, e colla corda se la legò al corpo molto bene istretta, e poi saltava dall'una pentola all'altra, ch'era uno diletto. Considerando ogni cosa con sua grande recreazione questo Frate, esce fuori di cucina, e truova gli altri Frati e dice: Io vi so dire, che Frate Ginepro fa nozze. I Frati ricevettono quel dire per beffe. E Frate Ginepro lieva quelle pentole dal fuoco, e fa sonare a mangiare; e gli Frati sì entrano a mensa, e viensene in Refettorio con quella cucina sua, tutto rubicondo per la fatica e per lo calore del fuoco, e dicea alli Frati: Mangiate bene; e poi andiamo tuti all'orazione, e non sia nessuno che cogiti più a questi tempi di cuocere; perocch'io ho fatta tanta cucina oggi, che io n'avrò assai più di quindici dì, e pone questa sua pultiglia a mensa dinanzi a' Frati, che non è porco in terra di Roma sì affannato, che n'avesse mangiato. Loda Frate Ginepro questa sua cocina, per darle lo spaccio; e già egli vede, che gli altri Frati non ne mangiano, e dice: Or queste cotali galline hanno a confortare il celabro; e questa cucina vi terrà umido il corpo, ch'ella è si buona. E istando li Frati in tanta ammirazione e devozione a considerare la devozione, e semplicità di Frate Ginepro; e 'l Guardiano turbato di tanta fatuitade e di tanto bene perduto, riprende molto aspramente Frate Ginepro. Allora Frate Ginepro si getta subitamente in terra inginocchioni dinanzi al Guardiano, e disse umilmente sua colpa a lui e a tutti li Frati, dicendo: Io sono uno pessimo uomo, il tale commise il tale peccato, perchè gli furono cavati gli occhi; ma io n'era molto più degno di lui, il tale fu per li suoi difetti impiccato; ma io molto più lo merito, per le mie prave operazioni: ed ora io sono stato guastatore di tanto beneficio di Dio e dell'Ordine, e tutto così dolendosi si partì, e in tutto quello di non apparve dove Frate nessuno fusse. E allora il Guardiano disse: Frati miei carissimi, io vorrei che ognindie questo Frate, come ora, sprezzasse altrettanto bene se noi l' avessimo, e solo se ne avesse la sua edificazione; perocchè grande semplicitade e caritade gli ha fatto fare questo."





















Ingredienti per 8 sformatini:
500 g di patate
100 g di cavolo nero
300 g di zucca
8 fette di pomodori secchi sott'olio
1/2 cipolla
50 g di parmigiano
1 uovo 
qualche foglia di salvia
noce moscata
olio, sale, pepe

Lavare e far bollire le patate con la buccia in acqua salata, finché non sarà facile infilarvi una forchetta (dipende dalla grandezza delle patate), scolarle e lasciar raffreddare.
Nel frattempo, in altre 2 pentole, far bollire anche il cavolo nero e il cavolfiore, per una ventina di minuti, scolare e far raffreddare.

In un tegame  far imbiondire la cipolla tagliata finemente in un pò d'olio e salvia, aggiungere la zucca tagliata a dadini, il sale e far cuocere fino a che la zucca non sarà spappolata.

Schiacciare le patate con l'apposito strumento e aggiungervi 1 uovo, la metà del parmigiano e una grattata molto abbondante di noce moscata, mescolare finché gli ingredienti non saranno bene amalgamati e senza grumi.

Foderare con l'impasto 8 stampini per muffins, precedentemente unti con olio e spolverati di pan grattato,  facendo attenzione a creare sul fondo e sulle pareti uno strato uniforme di circa 1/2 cm.

Tritare il cavolo nero grossolanamente con il coltello e metterne uno strato in ogni stampino, fare la stessa cosa con la zucca, pressando bene. Aggiungere una fetta di pomodoro sott'olio (io ho messo quelli freschi, ma sott'olio mi suona meglio) e infine il cavolfiore, che avremo condito con un il restante parmigiano e una macinata di pepe.

Spolverare con pangrattato e irrorare con un goccio d'olio.

Infornare gli stampini a 180° per 40 minuti. 


Sono sincera, la zucca non era un avanzo da smaltire, ma mi piaceva avere gli strati tutti di colori diversi, ognuno può dar sfogo alla fantasia aggiungendo anche carne, formaggio e chi più ne ha più ne metta, d'altronde Fra' Ginepro, alla fine, è stato perdonato.

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