lunedì 8 settembre 2014

Gnocchetti di zucca e patate su crema di cipolla rossa, guanciale e salvia fritta

"Siamo la banda del rapparecchio, rapparecchio, rapparecchio..."
Era la canzoncina che cantavamo io e Mirella alle superiori, all'alba dei vent'anni!!!
Eh si, perché mica erano tante le donne fortunate da sfoggiare ancora tutta quella ferraglia tra i denti, ma noi si e ne andavamo molto fiere, la cosa ci univa parecchio, anzi "rapparechio".
Vabbé la pianto di dire cazzate, che è meglio.
Comunque, la scorsa settimana la Mire e Mone (il suo simpaticissimo maritino) sono venuti a cena a casa nostra ed erano anni che non la vedevo, che non li vedevo, decisamente tanti anni, ma il bello delle amicizie nate sui banchi di scuola, quelle importanti, è che ti accompagnano per tutta la vita, anche se gli incontri sono sporadici, diciamo... ogni 6/7 anni.
Per lei, dopo mesi di apatia bloggeriana, mi sono messa ai fornelli e il piatto è stato decisamente apprezzato.
Bé, se volete tornare la porta è sempre aperta, tanto ormai la strada a conoscete!


















Ingredienti per 4 persone:
Per gli gnocchi:
250 g di patate
250 g di zucca napoletana
200 g di farina 00
2 uova
sale
Per la crema di cipolle:
2 cipolle rosse
1 rametto di rosmarino
acqua q.b. 
olio evo
sale e pepe
Per il condimento:
100 g di guanciale a dadini
8 foglie di salvia
farina 00 q.b.
olio per friggere

Sbucciare la patata e la zucca e farle bollire in abbondante acqua salata per 30 minuti. Farle raffreddare e ridurle in purea. Aggiungere la farina, le uova e impastare il tutto fino ad ottenere un composto morbido e omogeneo.
Infarinare il piano di lavoro e lavorare di volta in volta un po' di impasto formando prima tanti filoni dello spessore di 2-3 centimetri e tagliare poi gli gnocchi riponendoli su una superficie o un vassoio infarinato ad asciugare. 

Sbucciare le cipolle, tagliarle a spicchi e metterle in una casseruola con un pizzico di sale grosso e un rametto di rosmarino.
Cuocere con il coperchio per venti minuti, fino a quando non saranno diventate morbidissime, eliminare il rametto di rosmarino e poi frullare il tutto con l'aggiunta di 2 cucchiai di olio evo.

Soffriggere il guanciale molto lentamente in un padellino, senza l'aggiunta di altri grassi.

Infarinare le foglie di salvia e friggerle in un dito di olio di semi, fino a quando non saranno diventate belle croccanti.

Disporre la crema di cipolle sul fondo del piatto.
Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolarli e metterli sopra la crema.
Completare il piatto aggiungendo i dadi di guanciale, condire infine con un giro di olio evo, una grattata di pepe nero e due foglie di salvia fritta.

mercoledì 3 settembre 2014

Guacamole e un cucù "conciliante"

Ieri è definitivamente finita la mia avventura in Altea.
In mattinata, per l'occasione, sono persino andata dal parrucchiere (no, dai, mica sono andata per quello!) e finalmente sono riuscita a fare il taglio che volevo da mesi. 
Sono tornata a casa, ho preparato il pranzo, ho fatto una doccia e dopo aver vestito la piccola ho guidato attraverso una città semi deserta, per raggiungere i colleghi "compagni di pranzo".
Ho bevuto un caffè veloce, al banco, (ma vista la sudorazione aggressive del momento, forse era meglio una camomilla) e tutti insieme ci siamo incamminati poi verso l'azienda.
Penso che Irene abbia visto troppa gente tutta insieme e da bimba adorabile qual è sempre stata, si è trasformata in "prova a toccarmi e mi incazzo di brutto" e non c'è stato verso di farle fare qualche incontro ravvicinato.
Poi mi hanno chiamato per sbrigare l'ultimo atto di questa saga snervante e non mi sono fatta remore a lasciare la piccola in compagnia di mamme, nonne, sorelle, tutto un book di possibili baby sitter che, in condizioni "normali", non avrebbero avuto difficoltà ad intrattenerla per una decina di minuti. Ovviamente ho sottovalutato il fiuto di mia figlia riguardo all'ostilità di quelle mura verso la sua adorabile mammina, tant'è che passati 3 minuti dall'inizio della lettura del verbale, ho sentito il suo pianto disperato.
Ho cercato di ignorare le strilla, ma lei non piange mai e se piange è perché il disagio è grande, quindi ho chiesto scusa e sono uscita dalla stanza.
Ovviamente ha smesso subito di piangere appena si è trovata tra le mie braccia, ma non mi è restata altra soluzione che portarla con me.
E' stata tranquilla per una decina di minuti, poi appena entrato il titolare (il perché fosse entrato nella stanza con oltre 10 minuti di ritardo non ve lo dico, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), ha deciso che era il momento di scalpitare per fare tutt'altro che stare buona in braccio a me a giocare con gli evidenziatori. 
Si è alzata, ha cominciato a frugare nella borsa, mia e della conciliatrice, ha preso il mio telefono, è andata in fondo alla stanza è si è sdraiata per terra di fianco alla sedia del titolare e io che in teoria dovevo stare attenta a quello che veniva letto...

Poi all'improvviso spunta da dietro la sua sedia, sorride e fa CUCU'.

Che io l'ami è inutile dirlo, vero?



Ingredienti: 
2 avocado
1/2 cipolla rossa
succo di 2 lime
sale e pepe
3/4 pomodorini datterini 

Sbucciare  gli avocado ben maturi e privarli del nocciolo, tagliarli in pezzi e metterli del mixer con mezza cipolla, il succo di lime, un pizzico di sale e una generosa grattata di pepe nero.
Frullare il tutto e aggiungere i pomodorini precedentemente tagliati in piccoli dadini.

venerdì 22 agosto 2014

Istria...

Le vacanze in Croazia lasciano sempre un buon sapore, anche quando finiscono.

L'Istria, la regione dove mi piacerebbe vivere se non dovessi imparare una lingua ostica senza vocali.
L'Istria, dove in alcuni punti sembra di essere in Puglia, con gli ulivi e i muri a secco a costeggiare le strade.
L'Istria, che dove vai vai si mangia bene: il pesce alla griglia sulla costa e la carne cotta nella peka nell'entroterra.



L'Istria, dove la gente del posto ti parla in italiano.
L'Istria, dove il mare Adriatico è bello da morire e non si capisce come mai le nostre coste, proprio lì di fronte siano oscene e abusate e lì sia invece quasi ovunque un paradiso selvaggio, dove i servizi ai turisti non mancano per niente. 























L'Istria, dove a volte fai un tuffo nel Medioevo, quasi fossi in Umbria.























L'Istria, che se fai la partenza intelligente non è poi così lontana.
L'Istria, dove la birra costa poco e l'acqua costa tanto e quindi ti conviene bere alcolico.

L'Istria, dove in un paesino turistico e bruttino riesci anche a trovare (di culo) una casetta isolata con giardino su una collina con vista mare mozzafiato.


L'Istria, dove c'è quasi sempre il sole anche se da tutte le altre parti non smette di piovere.

L'Istria, dove tornerei all'istante, portandomi pure dietro la mamma, tanto lì lei ci è nata e secondo me si troverebbe bene.

Quest'anno avrei voluto fare più foto, ma ovviamente la schedina SD della mia reflex è rimasta a Milano e quindi ho rubato di tanto in tanto, Irene permettendo, la macchina a mio marito.

giovedì 17 luglio 2014

INSALATA DA TIFFANY: PERCHE' QUESTO E' PIU' BELLO #questoepiubello

La piccolina è a casa della nonna, in Valle Imagna, e a quanto pare si diverte tantissimo.
Mi mandano foto e video di lei sempre sorridente, raccontano di una bimba adorabile che mangia, dorme e gioca, senza mai nemmeno fare i capricci.
Quando l'ho vista, nel weekend, l'ho trovata cresciuta, con un paio di dentini in più, che dice parole nuove e interagisce con gattini e galline. Le cocò mi hanno sostituito nei suoi pensieri.


Quando sono a Milano cerco di fare tutto quello che è in condizioni normali è poco gestibile con una bimba di 14 mesi al seguito, difficilmente passo la serata in casa e quindi difficilmente preparo qualcosa da mangiare e questa è sicuramente la prima ragione per la desertificazione di questo blog.

Poi ci si mette anche mia mamma a tenermi fuori casa... comincio a pensare che abbia il mal d'estate.
In primavera, invece di fiorire, comincia il suo lento decadimento annuale, che raggiunge il suo apice poco prima che io parta per le vacanze e generalmente continua fino all'inizio dell'autunno... poi galleggia in uno stato di semi coscienza di alti e bassi, prima dell'inizio del ciclo successivo.
Ogni anno c'è una ragione diversa, ma fondamentalmente il risultato è che se non mi ha nel suo raggio di azione costantemente, si innesca il meccanismo e questa è la seconda ragione che mi tiene fuori dalla cucina.

Da oggi però ci sarà un'ottima ragione per rientrarci, perché nelle librerie esce:

"Insalate da Tiffany", il nuovo libro della community che partecipa all'MT Challenge
Il libro, a cura di Alessandra Gennaro e edito da Sagep Editori, la casa editrice che questo inverno ha lanciato il caso editoriale dell'anno "L'ora del Patè", raccoglie le migliori creazioni preparate per sfida della Caesar salad, indetta da Leo del blog Cozzaman.

Le insalate sono suddivise in due parti: le "insalate da Tiffany", vale a dire quelle che ricreano lo spirito della Belle Epoque, quando questa portata ebbe finalmente una collocazione di tutto rispetto nei menu; e "50 pezzi facili", ossia ricette più veloci, ma non per questo meno appetitose e "nobili".
Troverete un'interessantissima sezione dedicata ai condimenti, alle emulsioni, agli olii, aceti e sali aromatici fatti in casa e le imperdibili rubriche, dedicate alla storia e alla tecnica... e tanto altro che non scoprirete sfogliando le coloratissime pagine del libro. 

Le accattivanti fotografie di Paolo Picciotto e le divertenti illustrazioni di Mai Esteve fanno da sfondo alle bellissime ricette ideate dai membri della community; la sapiente impaginazione di Barbara Ottonello di Sagep Editori e la direzione editoriale di Fabrizio Fazzari fanno il resto, rendendo questo libro un'immancabile compagno per le vostre cene estive e per i menù delle vostre feste.

Cambiano i contenuti, alcune collaborazioni, ma non lo spirito del gioco che si è trasformato in quello che diventerà il secondo caso editoriale dell'anno e soprattutto non sono cambiate le finalità benefiche dell'iniziativa:
acquistando una copia di Insalata da Tiffany, infatti, contribuirete alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

Affrettatevi a correre nelle librerie perché l'estate sta attendendo l'uscita di questo fantastico libro per arrivare, dipende solo da voi.


E non dimenticate di regalarlo alle vostre mamme, alle vostre mogli, a tutti i vostri amici, perché #questoepiubello... decisamente più bello... quasi come lei! :-*


sabato 28 giugno 2014

Piado-fondo con hummus di ceci e mazzancolle pancettate... e la virtù dei forti

Mercoledì sono arrivata in ufficio e mentre attraversavo il cortile sono iniziate le prime gocce.
I miei colleghi del magazzino, vedendomi senza ombrello, mi hanno fatto subito entrare dove di solito non è permesso e così mi sono messa tranquillamente a lavorare alla mia scrivania, con i piedi belli asciutti e la consapevolezza di averla scampata per un pelo.
Passati 10 minuti io e un altro mio collega ci siamo alzati e ci siamo avvicinati alle finestre visto che il rumore della pioggia battente si stava facendo minaccioso.
E poi è iniziato tutto, l'acqua ha cominciato ad entrare dalle finestre chiuse, poi dalla porta chiusa, come se avessero aperto un rubinetto all'interno delle pareti.
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Poi hanno cominciato a cadere i primi pannelli di cartongesso dal soffitto, quelli rasenti al perimetro esterno, quelli proprio sopra alla mia scrivania e a quella di un altro collega "esuberante", come se il fatto di essere stati messi alla porta non fosse già abbastanza e avessimo bisogno di un ulteriore messaggio.
L'acqua non si è fermata, la prima fila di pannelli zuppi è franata sul pavimento, sulle scrivanie, per fortuna i pc più vicini erano stati spostati e tutti gli apparecchi staccati dalle prese.
Armati di scope abbiamo cominciato a spingere l'acqua e tutti i detriti di cartongesso fuori dalla porta, mentre la cascata continuava a cadere dall'alto.
In magazzino l'acqua usciva dai tombini, l'odore di fogna insopportabile.
Abbiamo fatto un giro di perlustrazione e poi siamo arrivati all'ingresso dell'archivio che si presentava così.  
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Abbiamo chiamato i pompieri, ma mi sa che anche qui intorno la situazione non era meglio e quindi non è venuto nessuno.
A metà mattinata abbiamo rispristinato le connessioni e ci siamo seduti tutti a lavorare. 


Io ve l'avevo detto che mi mettevo sulla riva del fiume ad aspettare... e la bella notizia è che sono ancora lì...

Tremate gente, tremate!!!

Giusto per informazione, domani danno temporali nel pomeriggio


Magari qualcuno si sta chiedendo se ho nostalgia del blog, dato che sono ormai anni luce che non pubblico una ricetta, ma la risposta è no.
Il mio cammino è attraversato da qualche coccio da raccogliere, la vita quotidiana che difficilmente permette di rilassarsi e non far niente e qualche progetto per il futuro...
E poi sono lì sulla riva ad aspettare, ci vuole tempo e impegno!

Il mese di luglio che sta per cominciare per me è il mese del #tuttoinsiemeèmeglioeanoicipiacecosì, quindi mi limito a presentarvi la mia piadina per la sfida n°40 dell'MTC, indetta da Tiziana del blog L'ombelico di Venere e vi saluto :-)








Piadine 
(ricetta dal blog di Tiziana)
Ingredienti per 6 piadine:
500 g di farina di grano duro
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato fresco
100 g di strutto
15 g di lievito per torte salate
10 g di sale fine
1 pizzico di bicarbonato di sodio

Fate scaldare al microonde il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte. La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura. Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora. Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura. Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.
L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.

Hummus classico 
(ricetta dal blog di Michela)
Ingredienti per 4 persone:
250 g di ceci lessati
2 spicchi di aglio schiacciati
2 cucchiai di Tahina*
succo di 1 limone
sale q.b.
paprica
prezzemolo
olio evo

Frullare i ceci ben lessati, la tahina, il succo di limone, gli spicchi d’aglio schiacciati e il sale e la paprica fino ad ottenere un composto omogeneo abbastanza denso. Se risultasse troppo denso, aggiungere qualche cucchiaino d’acqua.  

*Tahina: tostare in un padellino 50 g di semi di sesamo, farli intiepidire e poi frullarli con 25 ml di olio di arachidi e 1 pizzico di sale


Mazzancolle con pancetta e zenzero
Ingredienti per 4 persone:
12 mazzancolle fresche
12 fette di pancetta
1 radice di zenzero fresca
succo di 1 lime

Lavare e sgusciare le mazzancolle stando attenti a non togliere la coda, inciderli sulla schiena con un coltellino e rimuovere il filetto intestinale. Avvolgere ogni coda di mazzancolla in una fetta di pancetta, farle  rosolare in una padella con un giro di olio evo aromatizzato con un rametto di rosmarino, fino a che la pancetta non risulterà croccante. 
Bagnare con il succo di un lime e terminare la cottura per altri 2 minuti. Disporre su un piatto e spolverare con abbondante zenzero appena grattugiato.

Versare l’hummus in abbondanza nel piado-fondo ben caldo, adagiare le mazzancolle pancettate sulla superficie e decorare con il prezzemolo tritato, un pizzico di paprica e un filo di olio d’oliva extra vergine.

gli sfidantiCon questa ricetta partecipo alla 40° sfida dell'MTC

giovedì 12 giugno 2014

Per la serie: "non ci si annoia mai"

Sono sparita per un po', questo mese nemmeno la gara sul babà dell'MTC mi ha fatto tornare la voglia di cucinare. A dirla tutta Irene è l'unica fortunata della famiglia, l'unica a cui preparo qualcosa da mangiare, gli altri (nello specifico mio marito) devono accontentarsi di quello che c'è.
Io ve l'avevo detto qui che c'era da attendersi altro, che probabilmente mi avrebbero spostato di nuovo, in effetti lo hanno fatto, ma non all'ufficio amministrativo, no, stavolta mi hanno spostato fuori dalla porta e tra poco più di 2 mesi sarò DISOCCUPATA.
Si parla di crisi, in tante aziende, anche in quelle dove il lavoro è tanto (a questo punto più dovuto ad una cattivissima gestione che ad un effettivo fatturato) e le posizioni non eccedono e il lavoro che fanno i fantomatici ESUBERI se lo devono accollare colleghi già troppo oberati di loro.
Io, impiegata a tempo pieno per ben 8 ore della mia giornata lavorativa, sono uno dei tanti ESUBERI di questa crisi e quindi verrò lasciata a casa.
Se poi in effetti si pensa che dei 5 esuberi dichiarati nell'azienda in cui lavoro (ALTEA S.r.l.), ci siano 3 neo mamme, di cui 2 ancora in maternità, la cosa è alquanto strana e poco apprezzabile.

Non sono una persona che si scoraggia, ho talmente tanta stima in me stessa e nelle mie capacità che non penso avrò difficoltà a trovare un nuovo lavoro.
Di solito si dice che si chiude una porta e si apre un portone, sono assolutamente d'accordo!
Penso sia tutta una questione di opportunità, MIGLIORI, per quel che mi riguarda.

Quindi continuerò a fare il mio lavoro con estrema professionalità fino alla fine, ma nel frattempo ho l'opportunità di togliermi qualche sassolino dalle scarpe. E chiamale soddisfazioni.

Tornerò presto, abbiate fede e pazienza...

Per ora sono sulla riva del fiume... e aspetto!!! :-P

domenica 27 aprile 2014

Fegato, cuore e polmoni di capretto con le cipolle

Sono stata qualche giorno in giro e quasi quasi mi dimentico di pubblicare la seconda ricetta per questo MTC, ma corro subito ai ripari.

Non avevo intenzione di farla, ma il capretto che avevo preso era tanto e la mattina di Pasqua ho incontrato mio cugino Sandro, che mi ha implorato di tenergli da parte del fegato da fare con le cipolle perché a lui piace da morire, ma sua moglie non lo cucina mai. E così mentre preparavo il fritto per il pranzo, ho affettato una cipolla e ho preparato la schiscetta richiesta.
Che dire, con le cipolle, tante cipolle, non si sbaglia mai.


Ingredienti per 3 persone:
cuore, fegato, polmoni di capretto
1 cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco
farina q.b.
olio evo 
sale e pepe

Sbucciare una cipolla e affettarla finemente. 
Lavare accuratamente la carne, asciugarla con carta assorbente e tagliarla in piccoli boccocini di circa 2 cm.
Infarinarla e scrollare bene la farina.
Soffriggere i bocconcini in un giro d'olio evo, aggiungere le cipolle e sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco secco; una volta evaporato tutto il vino aggiungere un bicchiere di acqua e continuare la cottura fino a quando la salsa non si sarà addensata.
Aggiustare di sale e pepe e servire con del buon pane per fare la scarpetta.


gli sfidantiCon questa 2° ricetta partecipo all'MTC di aprile


venerdì 25 aprile 2014

Fritto misto di capretto, carciofi e patate

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi!
Deve essere stato recepito al volo dai membri della mia famiglia, zia Vittoria compresa, che di solito, non solo ci ospitava a casa sua, ma che cucinava tutte le cose deliziose che addobbavano la nostra tavola delle feste.
Quest'anno siamo sopravvissute solo io, mia mamma e la piccola Irene, un trio che ve lo raccomando, gli altri hanno optato per il "Pasqua con chi vuoi", mio marito incluso, che ha deciso di pranzare con i suoi e di raggiungerci nel pomeriggio (detta così fa brutto: diciamo che impegni lavorativi lo portavano nella bergamasca e tornare a Milano per ora di pranzo sarebbe stato un po' scomodo).
Alla fine è arrivato praticamente per ora di cena, ma io in versione “dama bianca” ho passato il pomeriggio nel cortile di mia cugina Marina a giocare a pallavolo con cugini di ogni età, mentre Irene volava felice sulla sua altalena e salutava i treni.

Ma torniamo per un attimo al quinto quarto, oggetto della 38° sfida dell’MTC lanciata da Cristina, del blog Beuf à la mode.
Quando ero bambina mangiavo di tutto, interiora incluse.
Poi, crescendo, ho affinato o meglio dire "infighettato" i gusti e cominciato a non apprezzare più alcune consistenze. E così ho smesso di mangiare la cervella, la trippa e il fegato, ma non toccatemi il midollo, perché venderei mia madre!!!
Negli ultimi viaggi ho apprezzato però in modo particolare il lampredotto di Nerbone a Firenze e il pane ca' meusa dell'Antica Focacceria di San Francesco a Palermo, quindi ho riaperto i giochi e per l'intimo pranzo di Pasqua ho messo da parte la mia avversione per i fritti e ho optato per un fritto misto di cuore, fegato e polmoni di capretto da latte, carciofi e patatine.

Anche Irene ha provato un mix di tutto nella sua pappa, ovviamente senza frittura e anche se non mi è sembrata particolarmente entusiasta, ha mangiato tutto, senza scuotere freneticamente la sua testolina bionda a destra e sinistra.












   


Ingredienti per 3 persone:
cuore, fegato, polmoni di capretto
2 patate
2 carciofi (io mammole)
Per la panatura:
2 uova
farina q.b.
pangrattato q.b.
Per friggere:
500 ml di olio di semi
1 limone


Pulire i carciofi, privandoli delle foglie più esterne, tagliarli a metà  ed eliminare la barbetta interna, infine tagliarli a fette di circa mezzo cm.
Sbucciare le patate, lavarle sotto l'acqua corrente e tagliarle a bastoncini.
Lavare accuratamente la carne, asciugarla con carta assorbente e tagliarla in piccoli boccocini di circa 2 cm.
Infarinarla, scrollare bene la farina, passarla nell'uovo e infine nel pangrattato; seguire lo stesso procedimento per i carciofi.
Scaldare l'olio in un tegame a bordi alti, arrivato a temperatura, immergere prima le patatine, poi cuocere i carciofi ed infine la carne.
Scolare il tutto su carta assorbente, in modo che la frittura rimanga ben asciutta, salare e irrorare con succo di limone.

Il cuore continua a piacermi da matti, è dolce, e non trovo ci siano particolari differenze con una bistecca. I polmoni hanno un gusto abbastanza neutro, ma sono molto spugnosi, invece il fegato mi piace e non mi piace, un po' come i cavolini di Bruxelles, non lo riesco a capire. Ma continuo a provarlo, sia mai che mi si schiariscano le idee.


gli sfidanti
Con questa ricetta partecipo all'MTC di aprile



sabato 19 aprile 2014

Strudel di pere e cioccolato e Arlecchino, servitore di due padroni

E' passato poco più di un mese da quando mi hanno cambiato di ufficio, come vi avevo raccontato qui, all'inizio non ero molto entusiasta del cambiamento, tutto perché non era una scelta ma bensì un'imposizione.
Nel corso del mese però mi sono abituata e, devo dire la verità, mi è anche piaciuto molto; finalmente avevo trovato quel compromesso che mi permetteva svolgere un misto di lavoro manuale, operativo e di comunicazione.
Ovviamente la soddisfazione non poteva durare troppo.
Venerdì pomeriggio sono stata chiamata nell'ufficio del titolare, che mi ha detto: "bene dopo questo mese di training puoi ritornare all'ufficio commerciale, continuerai a fare tutto quello che hai imparato in questo periodo di affiancamento, inoltre seguirai la parte di commerciale dell'Italia e sarai di supporto alle tue colleghe per altri lavori". 
Ho detto "ok", poi mi sono girata e chinata a 90 gradi sono tornata al mio posto.
Ad essere onesta il siluro me lo aspettavo, ma non pensavo che fosse così grosso e che arrivasse così in fretta; perlomeno di buono c'è che questa volta me lo hanno comunicato.
Adesso farò nell'ufficio commerciale metà del lavoro dell'ufficio acquisti e sono sicura che nessuno vorrà prendersi la responsabilità che questo comporta, nessuno vorrà decidere per il lavoro di competenza di un ufficio diverso e io sono la parodia di Arlecchino, servitore di due padroni.
Ma non temete, magari il mese prossimo sarò qua a raccontarvi che sono passata all'ufficio amministrativo... per la serie, non ci si annoia mai.

A causa di questo mese di lavoro intenso sono rimasta anche indietro con il blog, questo strudel l'ho fatto il giorno del compleanno di Filippo, 10 giorni fa. 
La ricetta della pasta è sempre quella di Mari, che c'è l'ha proposta per la 36esima sfida dell'MTC. Direi che lo strudel non può più essere concepito in modo diverso.


Ingredienti:
Per la sfoglia:
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale
Per il ripieno:
3 pere grandi
80 g di zucchero 
100 g di cioccolato fondente
3 cucchiai di rum
50 g di nocciole tritate
30 g di burro+20 g di burro fuso per spennellare la sfoglia 
zucchero a velo a piacere per la superficie

Preparare l’impasto per la sfoglia.
Scaldare l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciare la farina in un recipiente, aggiungere il sale e l’olio e versare a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliere l’impasto dal recipiente e cominciare a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettere l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezzora. Nel frattempo accendere il forno e portarlo alla temperatura di 180°C, modalità statica.
Preparare il ripieno.
Far sciogliere in un tegame il burro e poi farvi rosolare le nocciole ben tritate. Spegnere il fuoco e far raffreddare.
Lavare le pere, sbucciarle, privarle del torsolo, e tagliarle in fettine sottili. Mettere le fettine di pera in un recipiente, aggiungete lo zucchero, il rum, il cioccolato tritato al coltello e mescolare bene il tutto.
Stendere la sfoglia.
Mettere una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinare leggermente la tovaglia, prendere l’impasto e cominciare ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianarlo aiutandosi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettere da parte il mattarello, sollevare la sfoglia dal tavolo aiutandosi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciare a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riporla nuovamente sulla tovaglia, si dovrebbe aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passare con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.
Disporre sulla sfoglia il composto di nocciole, quindi sopra ad esso il ripieno di pere e cioccolato, lasciando liberi circa due centimetri di bordo.
A questo punto, cominciare a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno, con l'aiuto della tovaglia. Fare un paio di giri, quindi ripiegare anche i due lembi esterni e continuare ad arrotolare fino alla fine.
Riporre la sfoglia in una teglia precedentemente imburrata o coperta da carta forno, spennellare la superficie della sfoglia con il burro fuso e infornare per 30/40 minuti, fino a quando la superficie non sarà dorata.
Togliere la teglia dal forno e fare raffreddare prima di tagliare a fette.
A piacere spolverare di zucchero a velo e accompagnare con gelato alla vaniglia.
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