lunedì 13 ottobre 2014

Lasagne con vellutata di fagioli cannellini e cozze e gli angeli del fango

Ieri mi sono commossa come non mi succedeva da tempo.
Quello che è successo a Genova penso abbia colpito chiunque, soprattutto perché non è la prima volta, perché chi ha subito l'alluvione di 3 anni fa e con fatica si è rialzato, adesso è stato costretto a rivivere lo stesso dramma.
Parliamoci chiaro, chiunque di noi sta vivendo o ha vissuto situazioni difficili nella sua vita, di quelle dove bisogna tirare la cinghia perché arrivare alla fine del mese è difficile e questa crisi sembra non passare mai e chi potrebbe fare qualcosa, questi sedicenti politici che ci ritroviamo, tra i primi, fa sempre e solo qualcosa per sé stesso.
E poi mi ritrovo a pensare: ok, io non mi posso lamentare, ho perso il lavoro, però ho una casa e mia figlia e mio marito stanno bene e alla fine del mese ci riusciamo ancora ad arrivare e penso a chi invece ha perso anche queste poche certezze, che dovrà ricomprarsi i mobili, che ha perso tutte le sue cose, i ricordi, magari addirittura la casa.
E poi vedi chi ci governa e quello che fanno per risolvere le situazioni e la rabbia sale e la speranza per il futuro, soprattutto quello di mia figlia, se ne va.
Ma poi ho visto alcune foto di Sabrina De Polo nel suo album Gli angeli del fango e ho intravisto una speranza per il futuro di Irene. 
Nel nostro paese ci sono ancora ragazzi giovanissimi che armati di pale o a mani nude, stanno aiutando a liberare strade, negozi e abitazioni dal fango portato dall'esondazione dei fiumi. 
La città di Genova è in ginocchio e loro, in ginocchio, stanno aiutando la città a rialzarsi. 
Sono commossa, per tutta questa fatica donata a chi ne ha bisogno e per questi sorrisi che rendono la fatica più bella e sopportabile.
Spero che Irene, da grande, avrà un cuore così: generoso, volenteroso e umano.

















Ingredienti per 4 persone:
Per la pasta:
200 g di farina 0 di grano tenero
100 g di semola di grano duro 
3 uova
Per la vellutata:
300 g di fagioli cannellini secchi
1 carota
2 cipollotti freschi
4/5 foglie di salvia
1 spicchio d'aglio
olio evo 
sale
Per le cozze:
1 kg di cozze
1 spicchio d'aglio
prezzemolo q.b.
olio evo
Per guarnire:
100 g di formaggio grattugiato
pepe q.b.

La sera prima mettere i fagioli in una ciotola e coprirli con abbondante acqua e lasciarli riposare tutta la notte.
La mattina scolare i fagioli e metterli in una casseruola con una carota,  due gambi di cipollotto fresco, uno spicchio d'aglio e qualche foglia di salvia. Coprire con abbondante acqua e portare a bollore. Salare e cuocere per almeno un'ora e mezza a fuoco basso.

Mettere sul tagliere le farine a fontana con al centro le uova. 
Lavorare molto bene ed energicamente l'impasto fino a quando non diventa liscio, aggiungendo, se necessario, della farina.
Farlo riposare coperto con una ciotola per una mezz'ora.
Riprendere l'impasto e stenderlo sottile con il matterello, ruotando spesso.




E poi, come insegna Sabrina: "Impugnare il matterello tenendo le mani vicine e facendo pressione con il pollice e il palmo appena sotto. Partire dal cento e ruotare spesso la sfoglia. Man mano che cresce la ruoto arrotolandola sul matterello. I fianchi devo ondeggiare. Per farla tonda, far scorrere le mani su e giù per il matterello."
Una volta stesa, lasciare la sfoglia ad asciugare.

Pulire bene le cozze da tutte le impurità che ricoprono il guscio con una paglietta in ferro e, molto importante, anche il bisso, quella barbetta che se finisce sotto i denti è davvero disgustosa.
Metterle in una padella capiente e farle aprire a fuoco vivo.
Una volta aperte, togliere i frutti dai gusci e filtrare il succo con un colino a maglie molto fini. Rimettere l'acqua di cottura filtrata nella padella e far insaporire per 3 minuti con uno spicchio di aglio tritato finemente e un po' di prezzemolo.

Mettere il succo nel bicchiere del minipimer insieme ai cannellini, aggiungere 3 cucchiai di olio evo e frullare fino ad ottenere una vellutata abbastanza liquida e molto liscia.

Tagliare la pasta in rettangoli e sbollentarla 3 minuti in acqua salata, scolarla e metterla ad asciugare su uno strofinaccio.

Comporre la lasagna mettendo un abbondante strato di vellutata sul fondo della pirofila, disporre uno strato di pasta, uno di vellutata di cannellini e le cozze a pezzetti, spolverare di formaggio grattuggiato e continuare così fino a riempire lo stampo.
L'ultimo strato farlo solo con la vellutata e il formaggio grattuggiato e spolverare a piacere con pepe nero macinato fresco.
Infornare a 180° per 15 minuti.

gli sfidanti
Con questa rivetta partecipo alla 42° sfida dell'MTC

martedì 23 settembre 2014

Bombette di riso al cocco farcite e son 40!

Oggi uno dei miei più cari amici festeggia 40 anni!
Mi sembra ieri quando ascoltavamo le canzoni suonate dal jukebox sdraiati sul pouf in camera tua, io avevo 13 anni. Adesso non facciamo per forza i calcoli, ma diciamo che di anni ne sono passati parecchi.
E poi la festa dei tuoi 18 anni, se penso che mia mamma mi ha fatto fare tutta quella strada da sola per dormire fuori casa, ancora non ci credo, avevo solo 14 anni.
E poi piano piano siamo cresciuti, ricordo ancora le pause pranzo passate a chiacchierare, gli aperitivi in cui ti svelavo i miei segreti.
Poi è arrivata lei, ti sei sposato e poi sono arrivati loro; poi è arrivato lui e poi è arrivata anche lei e poi mi son sposata e tu eri lì seduto accanto a me.
Oggi compi 40 anni e per più della metà di questa strada i nostri sentieri si sono incrociati di tanto in tanto e io ne sono proprio felice. 
Sono felice che fai parte della mia vita.


















Ingredienti per 100 bombette:
Per il riso (cottura al latte):
100 g di riso Arborio
400 ml di latte di cocco per dolci
Per il caramello salato:
75 g di zucchero di canna
50 g di latte
25 g di burro
sale q.b.
Per la copertura:
150 g di cioccolato fondente
farina di cocco q.b.

Scottare il riso in acqua bollente per un minuto, scolarlo e poi sciacquarlo sotto l'acqua fredda.
Metterlo in una pentola e coprirlo con il latte di cocco bollente. Coprire e cuocere per 30 minuti a fiamma moderata o a 160 ° in forno. 

Nel frattempo mettere lo zucchero di canna in una pentola a fondo spesso e farlo sciogliere a fuoco basso senza mescolare fino a quando non diventa ambrato.
In un altro pentolino far bollire il latte ed aggiungerlo allo zucchero (attenti agli schizzi) e continuare a mescolare fino a quando non saranno perfettamente amalgamati.
A questo punto togliere dal fuoco, aggiungere il burro e una presa di sale e amalgamare.
Mettere in una ciotola e far raffreddare.

Con il riso ormai tiepido formare delle palline grandi come nocciole e disporle su un foglio di carta forno, schiacciandole leggermente sul fondo.
Riempire una siringa con il caramello e farcire ogni singola pallina di riso.
Tuffarle nel cioccolato fondente fuso e metterle poi su una gratella a raffreddare e cospargere con farina di cocco.

Mettere in frigorifero per almeno 3 ore prima di servire.

gli sfidantiCon questa ricetta partecipo alla 41° sfida dell'MTC indetta da Acquaviva sulle tecniche di cottura del riso 


lunedì 22 settembre 2014

Crostata di pesche, amaretti e cioccolato fondente di Tata Nora

Finalmente l'inserimento al nido di Irene è finito e oggi ho finalmente tempo di sedermi e cazzeggiare per più di 5 minuti.
Questa torta l'ho ormai dimenticata, è stata il dessert della cena con Mirella e Simone, ma non avevo avuto ancora il tempo di scrivere qualcosa per pubblicarla.
Che dire, copiata dal blog della mia Tata Nora, una bontà unica. Non ho ancora trovato nulla che vada a braccetto come le pesche e gli amaretti, poi se ci aggiungi il cioccolato la goduria è davvero assicurata.
La torta è di una semplicità unica, non serve nemmeno mescolare gli ingredienti, che si cuociono da sé e la frolla potete usare anche la vostra, super collaudata.
Non resta altro che farla e mangiarla in un sol boccone, io ne ho salvata una fettina per la foto, i miei ospiti l'hanno voluta portar via per la colazione. Felice io.

Adesso però mi metto a cercare un lavoro, se non va a finire che mi metto a scrivere sul blog con la frequenza di un tempo e poi sono dolori per tutti :-P


Ingredienti:
Per la pasta:
300 g di farina 00
125 g di burro
125 g di zucchero semolato
1 uovo
1 pizzico di sale
buccia di limone
Per il ripieno:

2 pesche bianche grandi
80 g amaretti 
80 g cioccolato fondente

Mettere farina, zucchero, sale in una ciotola, aggiungere il burro tagliato a pezzetti l'uovo e impastare, fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo.
Stendere due terzi dell'impasto tra due fogli di carta forno.
Rivestire la tortiera precedentemente imburrata ed infarinata e far riposare in frigorifero per almeno 45 minuti.
Stendere tra due fogli di carta forno la rimanente pasta in un disco del diametro della tortiera e mettere il disco in frigorifero a riposo per 45 minuti.
Lavare e tagliare ogni pesca in spicchi, sbriciolare gli amaretti e tagliare il cioccolato grossolanamente.
Togliere la tortiera dal frigorifero e bucherellare la pasta con i rebbi di una forchetta e disporre gli spicchi di pesca. Completare con gli amaretti sbriciolati ed il cioccolato.
Chiudere la torta con il disco di pasta stesa, sigillare bene e bucherellare la superficie.

Infornare la torta nella griglia posta 1 tacca sotto la metà (deve essere più vicina al fondo del forno). Cuocere in forno statico a 180° per 60 minuti.

lunedì 8 settembre 2014

Gnocchetti di zucca e patate su crema di cipolla rossa, guanciale e salvia fritta

"Siamo la banda del rapparecchio, rapparecchio, rapparecchio..."
Era la canzoncina che cantavamo io e Mirella alle superiori, all'alba dei vent'anni!!!
Eh si, perché mica erano tante le donne fortunate da sfoggiare ancora tutta quella ferraglia tra i denti, ma noi si e ne andavamo molto fiere, la cosa ci univa parecchio, anzi "rapparechio".
Vabbé la pianto di dire cazzate, che è meglio.
Comunque, la scorsa settimana la Mire e Mone (il suo simpaticissimo maritino) sono venuti a cena a casa nostra ed erano anni che non la vedevo, che non li vedevo, decisamente tanti anni, ma il bello delle amicizie nate sui banchi di scuola, quelle importanti, è che ti accompagnano per tutta la vita, anche se gli incontri sono sporadici, diciamo... ogni 6/7 anni.
Per lei, dopo mesi di apatia bloggeriana, mi sono messa ai fornelli e il piatto è stato decisamente apprezzato.
Bé, se volete tornare la porta è sempre aperta, tanto ormai la strada a conoscete!


















Ingredienti per 4 persone:
Per gli gnocchi:
250 g di patate
250 g di zucca napoletana
200 g di farina 00
2 uova
sale
Per la crema di cipolle:
2 cipolle rosse
1 rametto di rosmarino
acqua q.b. 
olio evo
sale e pepe
Per il condimento:
100 g di guanciale a dadini
8 foglie di salvia
farina 00 q.b.
olio per friggere

Sbucciare la patata e la zucca e farle bollire in abbondante acqua salata per 30 minuti. Farle raffreddare e ridurle in purea. Aggiungere la farina, le uova e impastare il tutto fino ad ottenere un composto morbido e omogeneo.
Infarinare il piano di lavoro e lavorare di volta in volta un po' di impasto formando prima tanti filoni dello spessore di 2-3 centimetri e tagliare poi gli gnocchi riponendoli su una superficie o un vassoio infarinato ad asciugare. 

Sbucciare le cipolle, tagliarle a spicchi e metterle in una casseruola con un pizzico di sale grosso e un rametto di rosmarino.
Cuocere con il coperchio per venti minuti, fino a quando non saranno diventate morbidissime, eliminare il rametto di rosmarino e poi frullare il tutto con l'aggiunta di 2 cucchiai di olio evo.

Soffriggere il guanciale molto lentamente in un padellino, senza l'aggiunta di altri grassi.

Infarinare le foglie di salvia e friggerle in un dito di olio di semi, fino a quando non saranno diventate belle croccanti.

Disporre la crema di cipolle sul fondo del piatto.
Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolarli e metterli sopra la crema.
Completare il piatto aggiungendo i dadi di guanciale, condire infine con un giro di olio evo, una grattata di pepe nero e due foglie di salvia fritta.

mercoledì 3 settembre 2014

Guacamole e un cucù "conciliante"

Ieri è definitivamente finita la mia avventura in Altea.
In mattinata, per l'occasione, sono persino andata dal parrucchiere (no, dai, mica sono andata per quello!) e finalmente sono riuscita a fare il taglio che volevo da mesi. 
Sono tornata a casa, ho preparato il pranzo, ho fatto una doccia e dopo aver vestito la piccola ho guidato attraverso una città semi deserta, per raggiungere i colleghi "compagni di pranzo".
Ho bevuto un caffè veloce, al banco, (ma vista la sudorazione aggressive del momento, forse era meglio una camomilla) e tutti insieme ci siamo incamminati poi verso l'azienda.
Penso che Irene abbia visto troppa gente tutta insieme e da bimba adorabile qual è sempre stata, si è trasformata in "prova a toccarmi e mi incazzo di brutto" e non c'è stato verso di farle fare qualche incontro ravvicinato.
Poi mi hanno chiamato per sbrigare l'ultimo atto di questa saga snervante e non mi sono fatta remore a lasciare la piccola in compagnia di mamme, nonne, sorelle, tutto un book di possibili baby sitter che, in condizioni "normali", non avrebbero avuto difficoltà ad intrattenerla per una decina di minuti. Ovviamente ho sottovalutato il fiuto di mia figlia riguardo all'ostilità di quelle mura verso la sua adorabile mammina, tant'è che passati 3 minuti dall'inizio della lettura del verbale, ho sentito il suo pianto disperato.
Ho cercato di ignorare le strilla, ma lei non piange mai e se piange è perché il disagio è grande, quindi ho chiesto scusa e sono uscita dalla stanza.
Ovviamente ha smesso subito di piangere appena si è trovata tra le mie braccia, ma non mi è restata altra soluzione che portarla con me.
E' stata tranquilla per una decina di minuti, poi appena entrato il titolare (il perché fosse entrato nella stanza con oltre 10 minuti di ritardo non ve lo dico, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa), ha deciso che era il momento di scalpitare per fare tutt'altro che stare buona in braccio a me a giocare con gli evidenziatori. 
Si è alzata, ha cominciato a frugare nella borsa, mia e della conciliatrice, ha preso il mio telefono, è andata in fondo alla stanza è si è sdraiata per terra di fianco alla sedia del titolare e io che in teoria dovevo stare attenta a quello che veniva letto...

Poi all'improvviso spunta da dietro la sua sedia, sorride e fa CUCU'.

Che io l'ami è inutile dirlo, vero?



Ingredienti: 
2 avocado
1/2 cipolla rossa
succo di 2 lime
sale e pepe
3/4 pomodorini datterini 

Sbucciare  gli avocado ben maturi e privarli del nocciolo, tagliarli in pezzi e metterli del mixer con mezza cipolla, il succo di lime, un pizzico di sale e una generosa grattata di pepe nero.
Frullare il tutto e aggiungere i pomodorini precedentemente tagliati in piccoli dadini.

venerdì 22 agosto 2014

Istria...

Le vacanze in Croazia lasciano sempre un buon sapore, anche quando finiscono.

L'Istria, la regione dove mi piacerebbe vivere se non dovessi imparare una lingua ostica senza vocali.
L'Istria, dove in alcuni punti sembra di essere in Puglia, con gli ulivi e i muri a secco a costeggiare le strade.
L'Istria, che dove vai vai si mangia bene: il pesce alla griglia sulla costa e la carne cotta nella peka nell'entroterra.



L'Istria, dove la gente del posto ti parla in italiano.
L'Istria, dove il mare Adriatico è bello da morire e non si capisce come mai le nostre coste, proprio lì di fronte siano oscene e abusate e lì sia invece quasi ovunque un paradiso selvaggio, dove i servizi ai turisti non mancano per niente. 























L'Istria, dove a volte fai un tuffo nel Medioevo, quasi fossi in Umbria.























L'Istria, che se fai la partenza intelligente non è poi così lontana.
L'Istria, dove la birra costa poco e l'acqua costa tanto e quindi ti conviene bere alcolico.

L'Istria, dove in un paesino turistico e bruttino riesci anche a trovare (di culo) una casetta isolata con giardino su una collina con vista mare mozzafiato.


L'Istria, dove c'è quasi sempre il sole anche se da tutte le altre parti non smette di piovere.

L'Istria, dove tornerei all'istante, portandomi pure dietro la mamma, tanto lì lei ci è nata e secondo me si troverebbe bene.

Quest'anno avrei voluto fare più foto, ma ovviamente la schedina SD della mia reflex è rimasta a Milano e quindi ho rubato di tanto in tanto, Irene permettendo, la macchina a mio marito.

giovedì 17 luglio 2014

INSALATA DA TIFFANY: PERCHE' QUESTO E' PIU' BELLO #questoepiubello

La piccolina è a casa della nonna, in Valle Imagna, e a quanto pare si diverte tantissimo.
Mi mandano foto e video di lei sempre sorridente, raccontano di una bimba adorabile che mangia, dorme e gioca, senza mai nemmeno fare i capricci.
Quando l'ho vista, nel weekend, l'ho trovata cresciuta, con un paio di dentini in più, che dice parole nuove e interagisce con gattini e galline. Le cocò mi hanno sostituito nei suoi pensieri.


Quando sono a Milano cerco di fare tutto quello che è in condizioni normali è poco gestibile con una bimba di 14 mesi al seguito, difficilmente passo la serata in casa e quindi difficilmente preparo qualcosa da mangiare e questa è sicuramente la prima ragione per la desertificazione di questo blog.

Poi ci si mette anche mia mamma a tenermi fuori casa... comincio a pensare che abbia il mal d'estate.
In primavera, invece di fiorire, comincia il suo lento decadimento annuale, che raggiunge il suo apice poco prima che io parta per le vacanze e generalmente continua fino all'inizio dell'autunno... poi galleggia in uno stato di semi coscienza di alti e bassi, prima dell'inizio del ciclo successivo.
Ogni anno c'è una ragione diversa, ma fondamentalmente il risultato è che se non mi ha nel suo raggio di azione costantemente, si innesca il meccanismo e questa è la seconda ragione che mi tiene fuori dalla cucina.

Da oggi però ci sarà un'ottima ragione per rientrarci, perché nelle librerie esce:

"Insalate da Tiffany", il nuovo libro della community che partecipa all'MT Challenge
Il libro, a cura di Alessandra Gennaro e edito da Sagep Editori, la casa editrice che questo inverno ha lanciato il caso editoriale dell'anno "L'ora del Patè", raccoglie le migliori creazioni preparate per sfida della Caesar salad, indetta da Leo del blog Cozzaman.

Le insalate sono suddivise in due parti: le "insalate da Tiffany", vale a dire quelle che ricreano lo spirito della Belle Epoque, quando questa portata ebbe finalmente una collocazione di tutto rispetto nei menu; e "50 pezzi facili", ossia ricette più veloci, ma non per questo meno appetitose e "nobili".
Troverete un'interessantissima sezione dedicata ai condimenti, alle emulsioni, agli olii, aceti e sali aromatici fatti in casa e le imperdibili rubriche, dedicate alla storia e alla tecnica... e tanto altro che non scoprirete sfogliando le coloratissime pagine del libro. 

Le accattivanti fotografie di Paolo Picciotto e le divertenti illustrazioni di Mai Esteve fanno da sfondo alle bellissime ricette ideate dai membri della community; la sapiente impaginazione di Barbara Ottonello di Sagep Editori e la direzione editoriale di Fabrizio Fazzari fanno il resto, rendendo questo libro un'immancabile compagno per le vostre cene estive e per i menù delle vostre feste.

Cambiano i contenuti, alcune collaborazioni, ma non lo spirito del gioco che si è trasformato in quello che diventerà il secondo caso editoriale dell'anno e soprattutto non sono cambiate le finalità benefiche dell'iniziativa:
acquistando una copia di Insalata da Tiffany, infatti, contribuirete alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

Affrettatevi a correre nelle librerie perché l'estate sta attendendo l'uscita di questo fantastico libro per arrivare, dipende solo da voi.


E non dimenticate di regalarlo alle vostre mamme, alle vostre mogli, a tutti i vostri amici, perché #questoepiubello... decisamente più bello... quasi come lei! :-*


sabato 28 giugno 2014

Piado-fondo con hummus di ceci e mazzancolle pancettate... e la virtù dei forti

Mercoledì sono arrivata in ufficio e mentre attraversavo il cortile sono iniziate le prime gocce.
I miei colleghi del magazzino, vedendomi senza ombrello, mi hanno fatto subito entrare dove di solito non è permesso e così mi sono messa tranquillamente a lavorare alla mia scrivania, con i piedi belli asciutti e la consapevolezza di averla scampata per un pelo.
Passati 10 minuti io e un altro mio collega ci siamo alzati e ci siamo avvicinati alle finestre visto che il rumore della pioggia battente si stava facendo minaccioso.
E poi è iniziato tutto, l'acqua ha cominciato ad entrare dalle finestre chiuse, poi dalla porta chiusa, come se avessero aperto un rubinetto all'interno delle pareti.
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Poi hanno cominciato a cadere i primi pannelli di cartongesso dal soffitto, quelli rasenti al perimetro esterno, quelli proprio sopra alla mia scrivania e a quella di un altro collega "esuberante", come se il fatto di essere stati messi alla porta non fosse già abbastanza e avessimo bisogno di un ulteriore messaggio.
L'acqua non si è fermata, la prima fila di pannelli zuppi è franata sul pavimento, sulle scrivanie, per fortuna i pc più vicini erano stati spostati e tutti gli apparecchi staccati dalle prese.
Armati di scope abbiamo cominciato a spingere l'acqua e tutti i detriti di cartongesso fuori dalla porta, mentre la cascata continuava a cadere dall'alto.
In magazzino l'acqua usciva dai tombini, l'odore di fogna insopportabile.
Abbiamo fatto un giro di perlustrazione e poi siamo arrivati all'ingresso dell'archivio che si presentava così.  
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Abbiamo chiamato i pompieri, ma mi sa che anche qui intorno la situazione non era meglio e quindi non è venuto nessuno.
A metà mattinata abbiamo rispristinato le connessioni e ci siamo seduti tutti a lavorare. 


Io ve l'avevo detto che mi mettevo sulla riva del fiume ad aspettare... e la bella notizia è che sono ancora lì...

Tremate gente, tremate!!!

Giusto per informazione, domani danno temporali nel pomeriggio


Magari qualcuno si sta chiedendo se ho nostalgia del blog, dato che sono ormai anni luce che non pubblico una ricetta, ma la risposta è no.
Il mio cammino è attraversato da qualche coccio da raccogliere, la vita quotidiana che difficilmente permette di rilassarsi e non far niente e qualche progetto per il futuro...
E poi sono lì sulla riva ad aspettare, ci vuole tempo e impegno!

Il mese di luglio che sta per cominciare per me è il mese del #tuttoinsiemeèmeglioeanoicipiacecosì, quindi mi limito a presentarvi la mia piadina per la sfida n°40 dell'MTC, indetta da Tiziana del blog L'ombelico di Venere e vi saluto :-)








Piadine 
(ricetta dal blog di Tiziana)
Ingredienti per 6 piadine:
500 g di farina di grano duro
125 g di acqua
125 g di latte parzialmente scremato fresco
100 g di strutto
15 g di lievito per torte salate
10 g di sale fine
1 pizzico di bicarbonato di sodio

Fate scaldare al microonde il latte e l'acqua per pochi secondi in modo che siano tiepidi. Lasciate ammorbidire lo strutto mezz'ora circa fuori dal frigorifero. Su di un tagliere disponete la farina e fate un buco al centro con la mano. All'interno mettete lo strutto a pezzetti con il lievito, il bicarbonato e il sale, schiacciatelo con la forchetta per ammorbidirlo, aggiungete l'acqua e il latte. La consistenza inizialmente potrebbe essere un pochino appiccicosa e la pasta si attaccherà al tagliere ma impastando per una decina di minuti, cambierà staccandosi e diventando molto morbida e liscia. Se il liquido è troppo poco si sfalda e risulta un po' dura. Mettete l'impasto in una ciotola e coprite con la pellicola per alimenti. Lasciate riposare 48 ore al fresco, massimo 20°C, se fosse più caldo potete lasciare riposare la pasta in frigorifero e metterla a temperatura ambiente 2 ore prima dell'uso. La pasta ottenuta sarà circa 850 grammi, dividetela in 6 pezzi da 140 grammi circa e formate delle palline, lasciatele riposare almeno mezz'ora. Infarinate appena il tagliere e disponetevi una pallina d'impasto, schiacciatela con la punta delle dita, stendete la piadina con il mattarello girandola spesso in modo che rimanga rotonda. Avrà un diametro di circa 20 centimetri e uno spessore di 0,5 centimetri. Scaldate il testo o l'apposita teglia di terracotta, su un fornello a doppia fiamma, con sotto uno spargifiamma. Se non avete nessuna di queste teglie utilizzate una padella antiaderente piuttosto larga. La temperatura non dovrà essere troppo alta altrimenti la piadina si brucia fuori e rimane cruda all'interno, ma nemmeno troppo bassa. Potete fare una prova con un piccolo pezzetto di pasta per regolare la giusta temperatura. Cuocete pochi minuti per lato, controllate sempre alzando la piadina con una paletta. Disponete le piadine una sull'altra in modo che rimangano calde mentre le cuocete.
L'impasto può essere preparato con l'impastatrice, viene benissimo, basterà mettere tutti gli ingredienti assieme  e lavorarli con il gancio impastatore per 7/8 minuti fin quando il composto risulterà omogeneo.

Hummus classico 
(ricetta dal blog di Michela)
Ingredienti per 4 persone:
250 g di ceci lessati
2 spicchi di aglio schiacciati
2 cucchiai di Tahina*
succo di 1 limone
sale q.b.
paprica
prezzemolo
olio evo

Frullare i ceci ben lessati, la tahina, il succo di limone, gli spicchi d’aglio schiacciati e il sale e la paprica fino ad ottenere un composto omogeneo abbastanza denso. Se risultasse troppo denso, aggiungere qualche cucchiaino d’acqua.  

*Tahina: tostare in un padellino 50 g di semi di sesamo, farli intiepidire e poi frullarli con 25 ml di olio di arachidi e 1 pizzico di sale


Mazzancolle con pancetta e zenzero
Ingredienti per 4 persone:
12 mazzancolle fresche
12 fette di pancetta
1 radice di zenzero fresca
succo di 1 lime

Lavare e sgusciare le mazzancolle stando attenti a non togliere la coda, inciderli sulla schiena con un coltellino e rimuovere il filetto intestinale. Avvolgere ogni coda di mazzancolla in una fetta di pancetta, farle  rosolare in una padella con un giro di olio evo aromatizzato con un rametto di rosmarino, fino a che la pancetta non risulterà croccante. 
Bagnare con il succo di un lime e terminare la cottura per altri 2 minuti. Disporre su un piatto e spolverare con abbondante zenzero appena grattugiato.

Versare l’hummus in abbondanza nel piado-fondo ben caldo, adagiare le mazzancolle pancettate sulla superficie e decorare con il prezzemolo tritato, un pizzico di paprica e un filo di olio d’oliva extra vergine.

gli sfidantiCon questa ricetta partecipo alla 40° sfida dell'MTC
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