sabato 18 maggio 2013

La nostra notte psichedelica

29 aprile 2013: dopo 9 mesi e 9 giorni e 14 kg in più, finalmente, alle 8:41 è arrivata lei, Irene.
Una gravidanza perfetta, niente nausea, solo un po' di sciatica alla fine del 3° mese, che non mi ha impedito di andare in gita sull'Etna. 


















Nessuna rinuncia da fare in fatto di cibo, evidentemente in qualche rito di iniziazione, da bambina, mi avranno fatto mangiare cacca di gatto, fatto sta che non ho dovuto evitare il salame, la carne al sangue, il sushi e non ho dovuto far scorta di Amuchina per lavare le verdure.
In gravidanza sono persino diventata paziente, gentile, sempre serena e sorridente, la notte riuscivo a dormire senza problemi e non mi alzavo ogni 10 minuti a fare pipì. Mi è anche passato il mio mal di schiena cronico.
Evidentemente anche la piccola Irene ha goduto di questo stato di grazia e di uscire proprio non ne voleva sapere.

Ma poi, dopo 8 giorni di sollazzamento oltre termine, finalmente si è mosso qualcosa, o meglio, rotto. 
Il sacco, ma mica come nei film, con tanto di cascata di acqua calda al supermercato o in ascensore, no, a me si è rotto quello superiore o laterale, a lento rilascio, di quelli che non si capisce cosa si deve fare, se correre in ospedale o rimanere a casa per non esser prese per pazze. E quindi con molta calma, domenica pomeriggio, ci siamo recati in ospedale, dopo circa 7 ore dalla rottura delle acque.
Mi hanno ricoverato ed è iniziato il monitoraggio costante, la cura antibiotica e la depressione. Il giorno dopo, se il tutto non fosse iniziato spontaneamente, mi avrebbero fatto l'induzione e di certo non era una cosa a cui auspicavo, soprattutto dopo aver conosciuto la mia compagna di stanza che da 3 giorni aveva contrazioni indotte, ma comunque non succedeva nulla di rilevante.
Pioveva quella domenica sera, la stanza era buia, triste, un parcheggio per future partorienti, che non vedevano l'ora di soffrire in sala parto pur di lasciare quel luogo. E poi c'ero io, che ancora non sentivo nemmeno un dolorino, e che cercavo lentamente di prepararmi ad una lunga agonia. 

Persino la cena mi era parso un piacevole diversivo, anche se ho mangiato in solitaria in quello che definiscono "soggiorno", ma che sembra quasi una camera mortuaria. 

Alle 21:30 ho percepito un piccolo dolorino, ho pensato al gateau di patate che proprio non ero riuscita a digerire, ma poi un altro e un altro ancora e io quasi ci speravo che iniziassero quelli più forti, che non fosse solo una mia fantasia. E quelli più forti sono arrivati, eccome!
Io che facevo la figa, che non ero sicura di fare l'epidurale, a mezzanotte ho quasi implorato l'ostetrica perché me la facesse. 
Per fortuna non ho dovuto aspettare ancora molto, dopo una doccia calda per lenire il dolore delle forti contrazioni, degli incontri ravvicinati con il cestino per salutare l'indigesto gateau di patate e tante coccole da parte dell'ostetrica più fantastica sulla faccia della terra, sono stata accompagnata in sala travaglio e anestetizzata.
Ho dormito quasi un'ora e mezza, con il futuro papà al mio fianco che tentava di rimanere con la testa attaccata al muro per non svegliarsi ogni 2 minuti e riprendere sonno, nel frattempo il mio utero ha deciso di collaborare alla grande e quando mi sono risvegliata Maria mi ha detto che potevo iniziare con le spinte.
Santa Epidurale, il suo effetto non era ancora finito e io già potevo spingere, senza che le contrazioni attanagliassero il mio ventre lasciandomi senza fiato.
Nelle 2 ore successive non ho provato un dolore eccessivo, tra una contrazione e l'altra riuscivo anche ad appisolarmi facendo i sogni più strani, straparlando a volte. Non ho urlato, non mi sono accanita verso quel sant'uomo che ha deciso di diventare mio marito, mi ricordo solo l'enorme fatica delle spinte continue, mi sentivo una tennista nello sforzo di colpire la palla alla finale del Roland Garros.
E poi è arrivato lui, Tommy, il mio ginecologo super figo che con la giacca di pelle ancora addosso si è messo all'opera per far nascere la mia torella. 
Non voleva uscire la piccolina, tanto che hanno iniziato a parlare di cesareo. 
C-E-S-A-R-E O!!! "No no no, io il cesareo proprio non lo voglio fare, dopo tutta sta fatica la pancia non me l'aprite!" 

Non so se quelle 7 lettere mi hanno infuso la forza che fino a quel momento mi era mancata, fatto sta che nel giro di poco Irene è venuta al mondo, complice tutto il peso del mio amato Tommy sulla pancia per dare lo sprint finale alla fuoriuscita di quella che doveva essere una piccolina di 3,100 kg, ma che alla fine pesava ben 3,550 kg. 
Filippo è stato magnifico, lui che non era sicuro di entrare in sala parto alla fine mi è stato vicino incoraggiandomi, bagnandomi la fronte, aiutandomi nelle spinte. 
Abbiamo vissuto la nostra notte psichedelica, lasciando tutto il mondo fuori, eravamo solo io, lui, Maria, Nadia, Tommaso... e tutti abbiamo dato il benvenuto alla creatura più splendida del mondo alle 8:41 del 29.04.2013.


venerdì 17 maggio 2013

Corso fidanzati, nuovi amici e una crostata di lamponi

Il corso fidanzati è una di quelle cose che ho fatto un'estrema fatica ad accettare, e che un prete venga a dirmi come deve esser gestito il rapporto di coppia proprio la trovo una cosa strana e anche un po' improbabile.
Ma quello che abbiamo fatto noi non è stato solo così, il parroco ha fatto si le sue belle lezioncine spesso un po' pallose, ma era affiancato da alcune famiglie che ci hanno "adottato" e hanno condiviso con noi la loro esperienza.

Noi siamo stati fortunati!

Lui, Gigi, mago delle moto e dei risotti, lei, Anna, l'ostetrica più gnocca che ci sia.
Ci si incontrava di lunedì, una volta tutti insieme in oratorio e una volta a casa della famiglia d'adozione, divisi in piccoli gruppi. Manco a dirlo quale fosse il mio lunedì preferito.
Con noi c'erano anche Barbara, Pasquale e... si lei, ma ha parlato talmente poco nei 3 mesi in cui ci siamo viste, che nemmeno mi ricordo il nome (il fidanzato non c'era nemmeno perché dislocato in Ciociaria).
Mi sono innamorata subito di Gigi, dei suoi modi di fare, del suo sorriso, degli occhi piccoli piccoli che ridono da soli e che dire di sua moglie, una donna pacata, gentile, di cuore, che solo a guardarla desideravo avere una mamma così.
E poi loro, Barbara e Pas. Lei la conosco da quando è piccola così, in modo un po' superficiale, per la serie "ciao ciao" quando ci si incontrava per la strada, ma non mi è mai stata troppo simpatica e poi a corso iniziato la trovavo un po' bigotta, con la puzza sotto il naso, con tutte quelle domande, la sua devozione... e lui Pas, mi sembrava un giovanotto un po' sfigato.
Ma il bello della frequentazione è che le idee iniziali possono cambiare o meglio, stravolgersi!
Adesso, dopo 3 mesi li trovo più che simpatici, quasi esilaranti e amo sentirli parlare, leggere ciò che scrivono, incontrarli dopo la Messa della domenica per scambiare 2 parole...

Alla fine del corso ci siamo trovati per una cena a casa di Gigi ed Anna, è stata una serata fantastica, avevo ancora il pancione.
Lui è un cuoco fantastico e il suo amore per il cibo si percepisce da lontano.
Io ho fatto una semplice crostata, che alla fine è venuta un po' duretta e poi a Barbara non piaceva nemmeno il cioccolato, ma nel mio stato mi si poteva perdonare tutto, no? La cucina da un paio di mesi a questa parte non è il mio punto forte :-D


















Ingredienti per 8/10 persone:
Per la pasta frolla:
250 g di farina 00
100 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero
1 uovo intero
scorza di 1 arancia 
un pizzico di sale
Per la ganache:
100 g di cioccolato fondente
200 ml di panna fresca
succo di 1/2 arancia
Per decorare:
200 g di lamponi

Impastare la farina 00, lo zucchero, il burro tagliato a tocchetti, l'uovo, la scorza grattugiata di un'arancia e il sale, fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. 
Fare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e riporla nel piano più basso del frigorifero per un'ora.
Scaldare la panna fresca in un pentolino fino quasi a bollore, spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato fondente a tocchetti, mescolare velocemente fino a che non sarà sciolto, versare il liquido ottenuto in una ciotola capiente e porre in frigorifero per mezzora.
Togliere la pasta frolla dal frigorifero, imburrare e infarinare uno stampo per crostata e foderarlo con la pasta. Coprire la superficie con carta da forno e riempire con fagioli secchi.
Infornare per 10 minuti a 180°, rimuovere i fagioli e far cuocere per altri 10 minuti. 
Togliere dal forno e far raffreddare.
Nel frattempo montare il composto di panna e cioccolato con una frusta elettrica fino a che non raddoppierà di volume e diventerà morbido e cremoso. Aggiungere il succo di mezza arancia e montare con la frusta per altri 2 minuti.
Riempire il guscio di pasta frolla con la ganache al cioccolato e decorare infine con i lamponi freschi.
Spolverare a piacere con lo zucchero a velo.

lunedì 15 aprile 2013

Panna cotta o cheesecake?

Il titolo non è casuale, eh si perché quando un dolce verrà proprio così come l'avevo pensato, allora potrò ritenermi soddisfatta, ma fino a quel momento sarò solo grata di non arrendermi alle difficoltà e riuscire sempre in qualche modo a "recuperare" o meglio "evitare la tragedia".

8 aprile 2013, compleanno di Filippo, non ho voglia di uscire a cena, quindi decido di preparare qualcosa a casa, un piccolo antipasto, una pasta fresca veloce e poi un dolce, quello che a lui piace di più, la crostata di panna cotta.
Stavolta però niente rotolo di pasta brisè già pronto, ho della frolla nel freezer avanzata da una crostata fatta il sabato prima e quindi decido di usare quella come base.
Tutta contenta fodero 4 stampini da muffin con la frolla tirata ad arte, li metto in frigo a raffreddare intanto che si scalda il forno, calcolo i tempi e inforno i miei stampini. 
Imposto il timer e mi metto in attesa sul divano. 
Dopo 10 minuti comincia a sentirsi un ottimo profumino pervadere la stanza e incuriosita mi reco davanti allo sportello del forno e...
inorridita guardo i miei "cestini/contenitori" di pasta frolla diventati dei frisbee. 

La situazione è ormai irrecuperabile e ora la base della crostata come la faccio?

Per fortuna il cervello con la gravidanza non ha perso proprio tutti i colpi, quindi sono riuscita a trovare una soluzione che mi permettesse di utilizzare esattamente gli stessi ingredienti e soprattutto che mi evitasse una corsa fino al supermercato in una giornata piovosa.

Ho frullato i frisbee di frolla, sciolto il cioccolato fondente a bagno maria, aggiunto 2 cucchiai di rum e impastato tutto, creando una base perfetta per la cheesecake... ops no per la panna cotta!

Ah dimenticavo, tanti auguri amore mio!

















Ingredienti per 6 persone:
Per la base:
100 g (circa) di pasta frolla avanzata*
100 g di cioccolato fondente
Per la panna cotta:
500 ml di panna fresca
200 ml di latte
120 g di zucchero di canna
15 g di colla di pesce
1 baccello di vaniglia
Per decorare:
fragole q.b.

Frullare i biscotti di pasta frolla con 100 g di cioccolato fondente sciolto a bagno maria, aggiungere 2 cucchiai di rum e impastare bene.
Foderare la base di 6 bicchierini schiacciando bene per non lasciare buchi e mettere in frigorifero per mezzora.
Far bollire il latte con lo zucchero, aggiungere i semi di un baccello di vaniglia, la panna e infine la colla di pesce precedentemente ammollata in acqua fredda per qualche minuto.
Lasciar raffreddare completamente e poi suddividere il composto nei bicchierini.
Far rassodare in frigorifero per circa 5/6 ore. 
Decorare la superficie a piacere con fragole tagliate a cubetti o con la base di frolla sbriciolata.

Consiglio di tirare fuori i bicchierini almeno mezzora prima di servirli, almeno la base raggiungerà una consistenza perfetta.

*ingredienti per la pasta frolla:
300 g di farina
130 g di zucchero
130 g di burro
1 uovo
1 pizzico di sale
scorza di 1 arancia

martedì 9 aprile 2013

Biscotti morbidi e il moto perpetuo

Non mi è mai successo di metterci più di una settimana a scrivere un post, tant'è che tutti questi deliziosi biscottini sono ormai un lontano ricordo.
Non so se è successo anche a voi quando aspettavate le vostre creature, ma io a star seduta proprio non ci riesco e non perché l'iper-attivismo si sia impossessato del mio corpo, ma perché se mi siedo o mi sdraio tutta la parte destra del mio corpo si addormenta, la testa inizia a girare vorticosamente e conseguentemente arriva anche la nausea.
Sono quindi condannata ad un moto perpetuo!
Lo stare al computer non fa quindi parte delle cose che al momento "posso" fare per più di 10 minuti al giorno.
Ovviamente se la smettesse di piovere, manco fosse autunno inoltrato, farei anche delle lunghe passeggiate all'aperto, magari andrei a raccogliere le erbe selvatiche in montagna per fare scorpacciate di ortiche e tarassaco e invece sono costretta a fare sterili giri per il quartiere milanese in cui vivo, inventandomi commissioni varie, facendo la spola tra casa mia, casa di mia madre e casa di tutti gli zii e cugini che abitano in zona.
A volte tento anche di cucinare qualcosa, ma a quel punto mi prende la non voglia e siamo punto e a capo.
Questi biscottini li ho fatti utilizzando la ricetta del pane dolce del sabato di Eleonora
Quando il mio Alfie è bello attivo e ho voglia di preparare qualcosa di dolce per la colazione che non sia troppo "grasso", uso questo fantastico impasto e non rimango mai delusa.
Ovviamente la farina utilizzata e la farcitura cambiano sempre in base a quello che offre la dispensa, stavolta non c'era molto, ma alla fine i biscottini erano davvero deliziosi.


























Ingredienti:
500 g di farina integrale
160 g di lievito liquido
125 g di olio evo
125 g di acqua
100 g di zucchero
10 g di sale
2 uova
Per la farcitura:
gocce di cioccolato fondente
uvetta
zenzero candito

Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme allo zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. 
Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare (io con impastatrice), versare poi l'olio e per ultime le uova fino a completa incorporazione. 
Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare fino al raddoppio (il mio impasto ci ha messo almeno 12 ore), poi sgonfiare l'impasto e tagliarlo in 3 parti.
Farcire con i diversi ripieni: gocce di cioccolato fondente e zenzero candito in uno, cioccolato fondente tritato in un altro e uvetta nell'ultimo. Formare dei filoni e poi tagliare i biscotti di 2 cm di spessore.
Lasciar lievitare per altre 4 ore in un luogo caldo e infine infornare a 200° per 15/20 minuti.

giovedì 21 marzo 2013

La "fideua" al porto di Genova

Dopo un lungo viaggio per il Mediterraneo la nave stava per rientrare a Barcellona.
Lo stretto di Gibilterra, le coste del nord Africa, la Siria, la Turchia e la Grecia ormai erano solo un lontano ricordo. 
La tappa siciliana di Marsala aveva ridato entusiasmo ai membri dell'equipaggio, il clima che si respirava nell'aria era sicuramente meno teso che nei paesi appena lasciati alle spalle.
Il bel sole caldo aveva finalmente permesso ai marinai di scendere dalla nave e di fare una passeggiata in tranquillità tra i vicoli della città marinara, l'aria era pregna dell'odore del cibo di strada e degli agrumi, le vista delle belle donne siciliane poi era quasi inebriante, ma il tempo era poco e presto era giunta l'ora di riprendere il largo, in direzione Genova.
Una tappa breve, giusto per fare gli ultimi rifornimenti prima di tornare a casa, solo il tempo di correre in via Prè, nelle botteghe storiche della città e poi di nuovo in mare. 
A Ramon erano state date istruzioni precise dal capo cuoco, doveva comprare basilico, pinoli, parmigiano e pecorino, del buon olio extravergine ligure e anche una bella scorta di trenette.
Appena aperta la porta della piccola bottega Ramon era stato invaso da un profumo di basilico meraviglioso, dietro il banco campeggiava una giunonica signora con la cuffia in testa e il grembiule appena stirato, dietro di lei le pareti erano coperte da cassette piene di piante di basilico con foglioline piccole piccole, le prime. le migliori. 
La signora Rosetta aveva capito subito che Ramon non era del posto e quindi gli chiese solamente per quante persone andava preparata la cena e poi ci pensò lei a mettere tutti gli ingredienti in giuste quantità nelle buste. 
Gli consigliò vivamente di comprare anche i fagiolini e le patate, non serviva altro per preparare una cena perfetta.
E quindi via di corsa con i sacchetti profumati tra le mani.
Una volta salito sulla nave però il garzone si accorse subito di non aver preso un ingrediente importante, eppure il capo cuoco si era tanto raccomandato eppure lui se ne era completamente dimenticato.
Non restava che utilizzare quello che offriva la cambusa, i fideus però questa volta avrebbero avuto un sapore del tutto nuovo. 





Ingredienti per 4 persone:
Per il brodo:
2,5 l d'acqua
2 coste di sedano
1 patata
1 carota
1 cipolla
sale grosso q.b.
Per la pasta:
400 g di spaghetti integrali
2 patate
400 g di fagiolini
olio evo
Per il pesto:
trenta foglie di basilico 
1 spicchio d'aglio
1/2 bicchiere di olio evo
6 cucchiai di parmigiano
2 cucchiai di pecorino
1 cucchiaio di pinoli
qualche grano di sale grosso

Innanzitutto preparare il brodo vegetale. 
Lavare e pelare le verdure e metterle in una pentola con 2,5 litri di acqua fredda. Portare a bollore, aggiungere il sale grosso e far sobbollire per un paio d'ore. Aggiungere infine una crosta di parmigiano ben lavata e far insaporire 5 minuti. 
Togliere le verdure, filtrare il brodo e tenere in caldo fino all'utilizzo.

Intanto che il brodo cuoce preparare il pesto (per prepararlo con tutti i crismi io ovviamente ho sbirciato qui).
Lavare il basilico e asciugarlo con carta da cucina.
Metterlo nel boccale del frullatore con il parmigiano, il pecorino, i pinoli, lo spicchio d'aglio e qualche grano di sale grosso e frullare ad intermittenza (per evitare che le lame scaldandosi facciano ossidare la salsa) aggiungendo l'olio a filo. 
Coprire bene e mettere da parte.

Mondare i fagiolini e privarli delle estremità, sbucciare le patate e tagliarle a piccoli tocchetti.
Far bollire i fagiolini in abbondante acqua leggermente salata e a metà cottura aggiungere anche i tocchetti di patate. Scolare ancora al dente e tenere da parte.

A questo punto è possibile iniziare con la preparazione della pasta (Mai docet)
Spezzettare gli spaghetti  e farli tostare in un giro di olio evo in modo omogeneo, aggiungere il brodo bollente fino a coprire la pasta e cuocere per 5 minuti a questo punto aggiungere le patate e i fagiolini e se necessario altro brodo e continuare la cottura.
Una volta assorbito tutto il liquido spegnere il fuoco, aggiungere il pesto e servire con una grattata di pepe nero.

ATTENZIONE: mangiarla con moderazione, può creare dipendenza!

Con questa ricetta partecipo all'MTC di marzo

martedì 12 marzo 2013

Pan bauletto e il trip organizzativo

Sto vivendo un periodo in cui rilassarsi sembra un'utopia. Non solo sto cercando di lavorare fino alla fine dell'8° mese (manca solo una settimana, ma mi sembra impossibile riuscire ad arrivare fino a martedì prossimo), sto anche preparando il nido per la piccola che ancora deve arrivare (ieri già prendevo appuntamento per iscriverla al nido pubblico!!!) e poi fai il corso pre-parto, preoccupati di avere il passeggino e tutto l'occorrente, cerca qualcuno che ti presti un lettino, che chi te lo doveva prestare adesso non può più e se non bastasse sto tentando di vendere una casa, pensando a tutto quello che comporta anche l'acquisto di una casa nuova, l'adattamento dell'arredamento, l'acquisto di quello che manca, la gestione del trasloco... 
In tutto questo vogliamo non metterci anche un matrimonio? 
No, non ci facciamo mancare nemmeno quello e quindi pensa ai fiori, alla cerimonia, al vestito, alle fedi e fai la bomboniera (che a comprarla non ci piace) e chiedi mille preventivi per non sforare di mezzo centesimo e poi la nota dolente (lo so che doveva arrivare in questo folle idillio)... l'organizzazione del pranzo.
Avevamo un'idea fighissima, avevamo già individuato le persone che l'avrebbero realizzata, ma forse non si potrà fare, perché hanno organizzato la vacanzina dell'oratorio negli stessi giorni e mancano gran parte degli esperti cucinieri e quindi siamo punto a capo, si deve pensare ad un'alternativa che ti calzi a pennello, mica una cosa che non senti...
Amiche foodblogger, mi aiutate????
Dai, un antipasto a testa ed è fatta!!!

E per stare in linea con la sobrietà del matrimonio, oggi si mangia un fantastico pan bauletto fatto in casa. Morbidissimoooooooooooooooooooo. 



Ingredienti:
550 g di farina Manitoba
250 
g di latte
160 g di lievito liquido super attivo
10 g  di zucchero
1 uovo
50 g di 
olio evo
10 g di
 sale



Scaldare leggermente il latte e aggiungerlo poi alla farina, allo zucchero e al lievito ed impastare per una decina di minuti, aggiungere l'uovo e impastare ancora fino a quando non sarà assorbito completamente. 
Lasciar riposare mezzora e aggiungere anche l'olio e il sale e continuare ad impastare.
Foderare una teglia da plumcake con un foglio di carta forno e sistemate dentro l'impasto. Coprire con pellicola trasparente e lasciar lievitare nel forno chiuso fino al raddoppio.

Spennellate la superficie con il latte ed infornate a 180° per circa 20 minuti.

lunedì 4 marzo 2013

Torta all'arancia e cioccolato e un altro passo avanti

Che questo fosse un periodo pieno di bellissime di novità, lo sapete da tempo, ma è bello quando le cose cominciano a concretizzarsi, a prendere forma.
Io e Filippo abbiamo comprato casa, il nostro amorevole bilocale a lungo andare sarebbe stato troppo piccolo per ospitare con comodità anche la piccola Irene (per carità, se non ci fosse stata altra possibilità ci saremmo assolutamente adattati) e quindi il mese scorso ci siamo detti che CON CALMA avremmo potuto iniziare a guardare qualche casa in zona, ci eravamo dati 3 anni di tempo, per scegliere proprio quello che volevamo. 
Poi una mattina sono andata a fare le analisi del sangue e ho incontrato Stefano, andavamo all'asilo insieme, ora lui fa l'agente immobiliare, e così pour parler gli ho chiesto se aveva qualcosa di carino da farmi vedere.
Ci siamo incontrati il sabato successivo per visitare un appartamento appena ristrutturato. Mi aspettavo un appartamento al 6° piano e viste le mie forti vertigini volevo vederlo solo per pura curiosità, per farmi un'idea sui prezzi, sulla tipologia di appartamento che mi sarebbe piaciuta, ma poi sull'ascensore scopro che si era sbagliato, l'appartamento si trovava addirittura all'8° piano!!!
Ovviamente nella mia testa ho escluso qualsiasi possibilità di acquisto, ma poi siamo entrati in casa e siamo stati subito invasi da una luce incredibile, e poi le stanze così grandi, così curate, così ben disposte, il bellissimo parquet in tutta la zona notte, il gres nella zona giorno e poi quelle belle porte... 
Ho iniziato ad arredarla mentalmente e il risultato mi è piaciuto tanto.
La vista dal balcone poi era mozzafiato, si vedevano tutte le montagne e gran parte degli edifici della città, senza niente ad ostacolare il vagare dei nostri sguardi.
Ne abbiamo parlato, abbiamo fatto conti su conti e alla fine abbiamo deciso di fare la nostra proposta per l'acquisto e sabato abbiamo fatto il compromesso e presto ci andremo ad abitare!

Abbiamo deciso di festeggiare con alcuni dei nostri amici e li abbiamo invitati a pranzo e strano ma vero, mi è anche venuta una buonissima torta.
L'ispirazione l'ho presa da Elena del blog Saltando in padella, ho fatto qualche piccola variazione, qualcuna consapevole, altre no :-P
Per fortuna ne è avanzata un po', così continuerò a gioire a colazione per un paio di giorni :-)


















Ingredienti per 8/10 persone:
250 g di farina 00 
180 g di zucchero di canna
100 g di olio di semi di arachidi 
60 g di latte
30 g di fecola di patate 
75 g di cioccolato al latte
25 g di cioccolato fondente
3 uova intere 
2 arance
1 bustina di lievito per dolci

Montare le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, quindi unire la buccia grattugiata e il succo spremuto delle arance, il latte e l'olio di arachidi. 
Aggiungere poi la farina, la fecola e il lievito setacciati e amalgamare bene il tutto. 
Unire il cioccolato al latte tagliato grossolanamente. 
Versare poi il composto in uno stampo a cerniera di 22 cm, foderato con carta forno, e infornare a 180° per circa 35/40 minuti facendo la prova stecchino per verificare la cottura. 
Sfornare e lasciare raffreddare. 

giovedì 14 febbraio 2013

"Red" Velvet Cake (senza glutine)

Siamo di nuovo alle prese con l'MTC e questo mese la protagonista è la red velvet, ma mica una normale, no, senza glutine!
Eh si, perché finalmente ha vinto la mia sicula preferita.
Lei, che i tacchi della Parodi se la sognano, perché è sempre almeno una spanna più in alto.
Lei, che non lotta contro la celiachia, ma che l'ha resa un alleata, sperimentando ricette sempre nuove che le permettono di mangiare cose strepitose anche se senza glutine.
Lei, che ha sempre qualcosa da dire, per fortuna quasi sempre interessante (se no sarebbero dolori), ma che ha anche un super marito che forse parla più di lei.
Lei, che ha 3 figli che più diversi l'uno dall'altro non potrebbero essere, ma che la amano allo stesso modo, tanto.
Lei, che sale in cattedra in difesa dei meno fortunati e che lavora con ardore per offrir loro delle opportunità insperate.
Lei, che ho avuto l'onore di conoscere di persona, una grande donna che adoro alla follia.
Lei, che finalmente dopo aver vinto l'MTC e forse riuscirà a dedicarsi ad altro e soprattutto la smetterà di stressare la vita a noi, che a vincere non ci pensiamo proprio.

La ricetta di questo mese mi ha messo a dura prova, non sono ferrata per i dolci, soprattutto quelli dove si deve usare la bilancia e pesare tutto in modo preciso. 
Il risultato infatti non è dei migliori, ma il sapore mi è piaciuto davvero un sacco, anche se il rosso del colorante è evaporato in cottura non so dove.





Partiamo dal principio
Ingredienti per circa 
*200 g di burro e
**240 g di latticello:
500 ml panna fresca
2 cucchiai di yogurt magro
(ho seguito passo passo le istruzioni di Bucci)

Montare la panna con la planetaria o con uno sbattitore, inizialmente al minimo, per poi aumentare gradatamente fino a raggiungere la massima velocità, come se si dovesse preparare la panna montata, con la differenza che quando sarà montata non ci si dovrà fermare, ma farla “impazzire”. Inizialmente la panna monterà a neve ferma, continuare a frullare, la panna diventerà grumosa e poi inizierà a separarsi in una parte liquida (il latticello) e una parte solida (il burro). 
Consiglio di coprire la ciotola dello sbattitore perché quando il burro e il latticello iniziano a separarsi la frusta schizza ovunque. Dopo circa 15 minuti, quando il burro rimane impigliato nella frusta lasciando sul fondo della ciotola tutto il liquido, si può procedere con la scolatura.
Disporre il burro in un panno pulito, stringerlo a palla e strizzarlo dentro ad una ciotola (il liquido colato può essere aggiunto al restante latticello). Cercare di eliminare più liquido possibile per garantire una conservazione più duratura al burro. 
Quando non gocciola più, sciacquarlo sotto l’acqua corrente fredda per eliminare ogni residuo di siero. Lavorare energicamente la massa di burro con le mani bagnate su un piano di lavoro umido come se si stesse impastando il pane. Dare al burro la forma desiderata servendosi di uno stampo e far rassodare in frigorifero. 
Filtrare il latticello, aggiungere due cucchiai di yogurt magro, mischiare bene, chiudere il vaso con della pellicola e lasciare fermentare tutta la notte a temperatura ambiente (circa 25°).

E ora passiamo alla base della torta (Ricetta di Stefania
Ingredienti per 2 tortiere da 20 cm: 
160 g di farina di riso sottilissima 
60 g di fecola di patate
30 g di Maizena
1/2 cucchiaino di sale
8 g cacao amaro
110 g burro home made*
300 g di zucchero
3 uova medie 
1 cucchiaino di estratto vaniglia
240 ml di buttermilk**
1 cucchiaio di colorante rosso 
1 cucchiaio di aceto bianco
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio

Pre-riscaldare il forno a 175°C.
In un recipiente mescolare le farine, il sale, il cacao. 
In un altro recipiente, sbattere il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice e poi aggiungere lo zucchero e sbattere per altri 3 minuti.
Aggiungere le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Mescolare il colorante al buttermilk e quindi versare poco per volta al composto di burro, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziare e finire con la farina. 
Aggiungere anche la vaniglia e mescolate.
In una tazzina (capiente) mescolare il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell'impasto (altrimenti ve lo troverete per tutta la cucina) e incorporarlo bene con una spatola.
Imburrare due teglie da 20 cm e spolverizzare con farina di riso. 
Far cuocere per 40/45 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciar raffreddare la torta dentro la teglia (potete usarne anche una in silicone, ma è meglio usare la  carta forno per evitare contaminazioni) per 10 minuti. Poi toglierla dalla teglia e lasciarla raffreddare, quindi fasciarla nella pellicola trasparente e metterla a riposare in frigo per diverse ore. In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. 
Non spaventatevi se vi sembra troppo dura, perché a temperatura ambiente tornerà morbidissima.

E infine prepariamo la  farcia 
Ingredienti:
500 g di quark con 20% di grassi
200 g di zucchero semolato
75 g di gocce di cioccolato
1/2 arancia
lingue di gatto (senza glutine)
cuoricini di zucchero q.b.

Mescolare il formaggio con lo zucchero e il succo di mezza arancia, aggiungere le gocce di cioccolato e farcire la torta nei vari strati e spalmarne un leggero strato anche sui bordi per guarnire infine con le lingue di gatto (la ricetta la trovate qui).
Decorare la superficie con una fetta d'arancia, cuoricini di zucchero e gocce di cioccolato.
La farcia che ho scelto non contiene burro, visti i chili presi in questi mesi e il colesterolo schizzato alle stelle, ho scelto qualcosa di più light, ma di ugualmente saporito.

In conclusione voglio spendere ancora una parolina per una donna straordinaria che ogni giorno ci ricorda che un celiaco può mangiare alla nostra tavola senza sentirsi diverso, che la cucina senza glutine può essere per tutti e non per forza solo per chi soffre di celiachia, che il pane lievita lo stesso, che i pici si possono tirare e che la red velvet può esser morbidissima, basta  dedicare del tempo alla lettura delle etichette dei prodotti che compriamo e cucinare con tanta passione, evitando le contaminazioni.
Il messaggio mi sembra chiaro e se avete amiche celiache o che scoprono che lo sono i loro figli, dite loro che c'è chi può far loro da guida e che ce la si può fare e che anche se la celiachia è una malattia, si può mangiare senza pensare di essere "malati".

Gli sfidanti di  febbraio  2013Con questa ricetta partecipo all'MTC di febbraio e siccome oggi è San Valentino la mia red velvet è tutta per i miei amori più grandi.
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