domenica 25 gennaio 2015

Impepata di canederli alle cozze

Pensate di avere 2 amici a cena; pensate di avere un'idea folgorante, di notte, e di dire "si, li faccio per loro!"; pensate di credere di metterci un paio di ore al massimo per preparare la cena e invece metterci praticamente il doppio del tempo e infine pensate di ringraziare il cielo che i tuoi amici siano in leggero ritardo, perché hai bisogno di spiaggiarti sul divano per almeno 10 minuti per riuscire a non crollare con la testa nell'impepata di cozze durante la cena.
Queste poche righe di introduzione per descrivervi il mio pomeriggio di ieri, sono qui che vi scrivo e questo significa che SONO SOPRAVVISSUTA!
La soddisfazione più grande è stata sentirmi dire da Cristina: "ho visto la tua ricetta sul blog, mi hai fatto venire una voglia di canederli..." e dirle che li avevo preparati proprio per la cena, anche se in un'altra versione, una versione tutta marinara.
Che dire, mi sono piaciuti, sono piaciuti a tutti, anche se la prossima volta li tufferò nell'impepata, invece che condirli solo con un po' di salsa. :-)

 
















Testo del procedimento liberamente tratto dal post originale sui Canederli all'ampezzana di Monica, dal blog One in a Million

Ingredienti per 4 persone:
Per i canederli:
250 g di pane raffermo
150 g di pepato siciliano fresco
100 g di cozze sgusciate
2 uova
100 g di latte 
1 cucchiaio di farina
prezzemolo
acqua di cottura delle cozze
Per il brodo di pesce:
teste e lische di 2 orate
3 litri d'acqua
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 carota
4 grani di pepe nero
3 gambi di prezzemolo
80 g di brandy
Per l'impepata di cozze:
2 kg di cozze
500 g di salsa di pomodoro
3 cucchiai di olio evo
3 spicchi d'aglio
prezzemolo
pepe nero

Per prima cosa preparare il brodo. Tagliare le verdure grossolanamente e farle soffriggere in un giro d'olio in una pentola capiente a fondo alto, aggiungere le teste e le lische delle orate e i grani di pepe e sfumare con il brandy. Quando sarà completamente è capitato aggiungere l'acqua. Portare a bollore e cuocere per 1 ora. Salare leggermente, filtrare il tutto con un colino a maglie strette e tenere da parte.
Prendere un terrina capiente e versarvi il pane raffermo tagliato a cubetti di 1 cm massimo.
In una ciotola unire le uova ed il latte a temperatura ambiente e sbattere leggermente per rendere il liquido omogeneo; versare sul pane, mescolare bene e lasciar riposare, mescolando ogni tanto, per almeno 20 minuti.
Prendere la ciotola col pane ammorbidito e saggiarne la consistenza con le mani; dev'essere morbido, umido, ma non inzuppato, e compattandolo non dev'essere troppo appiccicoso.
E' un passaggio fondamentale, non fatevi ingannare dall'apparenza asciutta versando altri liquidi, pena la disfatta in cottura. 
In una padella fare aprire le cozze ben pulite a fuoco alto, eliminare i gusci e tritare al coltello. Filtrare l'acqua di cottura e far raffreddare.
A questo punto aggiungere al composto di pane il pepato siciliano tagliato a dadini piccolissimi, le cozze tritate, una generosa manciata di prezzemolo tritato fresco e un po' di acqua di cottura delle cozze.
Mescolare velocemente, quindi unire la farina.
Impastare a fondo con le mani, compattando e distribuendo in maniera omogenea gli ingredienti, pressando bene.
Il composto sarà leggermente colloso, rimangono dei piccoli residui sulle mani, ma pochissimi.
Scaldare il brodo.
Inumidirsi leggermente le mani e formare una sfera, prima roteando e poi pressando a fondo con le mani, che abbia un diametro di 4 cm.
Fare subito la prova di cottura, con il brodo che sobbolle, per 5 minuti.

Il canederlo deve rimanere compatto, non sfaldarsi. Certo, magari perde un pezzettino di pane, ma non deve perdere la sua forma, altrimenti avete esagerato con i liquidi e la struttura non regge.
Se ciò dovesse capitare unite un cucchiaio di pane grattugiato e rifate il test.
Io preferisco non aggiungere farina, o proprio poca, ed asciugare con il pan grattato.
Se supera il test di cottura, prelevarlo dal brodo, assaggiarne la consistenza finale, eventualmente aggiustare gli aromi e procedere con la preparazione delle altre palline.
Preparare l'impepata di cozze. Pulire le cozze molto bene raschiando la superficie con una paglietta di metallo ed eliminando il bisso.
Soffriggere l'aglio in un ampio tegame con 3 cucchiai di olio evo, aggiungere la salsa di pomodoro e far cuocere per una ventina di minuti. Aggiungere le cozze fatte aprire precedentemente in un'altra padella con il coperchio a fuoco vivace, eliminando quelle eventualmente rimaste chiuse. Aggiungere l'acqua delle cozze filtrata e spolverare con prezzemolo fresco tritato e abbondante pepe nero appena macinato. 
Finire la cottura per altri 10 minuti.
Cuocere i canederli nel brodo di pesce in due tornate, evitando di ammassarli nella pentola e lasciandoli venire a galla senza stressare troppo la temperatura del brodo.
Servire dopo i 5 minuti di cottura in un piatto fondo, 5 a testa, con il sughetto dell'impepata di cozze ed alcune cozze per guarnire, il resto delle cozze mangiarle come secondo, facendo la scarpetta col sugo rimasto.

gli sfidantiCon questa ricetta partecipo all'MTC di gennaio

lunedì 19 gennaio 2015

Canederli allo speck e spinaci profumati alla curcuma con brodo di carne alla cannella

Non ho dei ricordi particolari legati ai canederli, tema di questa 44° sfida dell'MTC.
Mi ricordo tutte le occasioni in cui li ho mangiati, ovvio sono poche, e che mi sono sempre piaciuti da matti, ma a casa in effetti non li ho mai preparati, se non una volta, anni luce fa, a 4 mani con Gaia con la ricetta di sua mamma Leda, ma quella è un'altra storia.
Non si tratta di cucina dei ricordi, quindi, ma un'associazione di gusti e sapori alla ricerca del canederlo perfetto. Ci sono riuscita?
Non so, devo mangiare ancora quelli che sono avanzati per capirlo bene, però mio marito ne ha mangiati 2 piatti e lui di solito è abbastanza critico (in senso buono) con quello che cucino.
Li ho sempre mangiati solo allo speck e agli spinaci e quindi i miei ho deciso che dovevano essere un mix di questi 2 ingredienti, con l'aggiunta della curcuma e rigorosamente serviti con un buon brodo di carne speziato alla cannella.


















Testo del procedimento liberamente tratto dal post originale sui Canederli all'ampezzana di Monica, dal blog One in a Million

Ingredienti per 4 persone:
Per il brodo:
500 g di polpa di spalla di manzo
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
1 patata
1 rametto di prezzemolo
2 stecche di cannella
1 presa di sale
5 bacche di ginepro
Per i canederli:
300 g di pane raffermo
125 g di parmigiano reggiano
75 g di speck
50 g di spinaci novelli
2 uova
200 g di latte 
1 cucchiaio di curcuma
1 cucchiaio di farina
noce moscata
sale e pepe q.b.

Mettere in una pentola capiente dai bordi la carne, il sedano e la carota lavati e tagliati a pezzi grossi, la cipolla e la patata sbucciate, un rametto di prezzemolo, 2 stecche di cannella e 5 bacche di ginepro.
Mettere sul fuoco a fiamma media e portate a bollore. 
Abbassate la fiamma al minimo e fate cucinare coperto per circa un'ora e mezza, aggiustare di sale.
Togliere dal fuoco, prelevare la carne e filtrare attraverso un colino a maglie strette.
Prendere un terrina capiente e versarvi il pane raffermo tagliato a cubetti di 1 cm massimo.
In una ciotola unire le uova ed il latte a temperatura ambiente e sbattere leggermente per rendere il liquido omogeneo; versare sul pane, mescolare bene e lasciar riposare, mescolando ogni tanto, per almeno 20 minuti.
Prendere la ciotola col pane ammorbidito e saggiarne la consistenza con le mani; dev'essere morbido, umido, ma non inzuppato, e compattandolo non dev'essere troppo appiccicoso.
E' un passaggio fondamentale, non fatevi ingannare dall'apparenza asciutta versando altri liquidi, pena la disfatta in cottura.
Aggiungere il parmigiano grattuggiato grossolanamente, lo speck tagliato a dadini piccolissimi, gli spinaci novelli tritati al coltello, il sale, il pepe, la noce moscata e la curcuma.
Mescolare velocemente, quindi unire la farina.
Impastare a fondo con le mani, compattando e distribuendo in maniera omogenea gli ingredienti, pressando bene.
Il composto sarà leggermente colloso, rimangono dei piccoli residui sulle mani, ma pochissimi.
Scaldare il brodo.
Inumidirsi leggermente le mani e formare una sfera, prima roteando e poi pressando a fondo con le mani, che abbia un diametro di 4 cm.
Fare subito la prova di cottura, con il brodo che sobbolle, per 5 minuti.
Il canederlo deve rimanere compatto, non sfaldarsi. Certo, magari perde un pezzettino di pane, ma non deve perdere la sua forma, altrimenti avete esagerato con i liquidi e la struttura non regge.
Se ciò dovesse capitare unite un cucchiaio di pane grattugiato e rifate il test.
Io preferisco non aggiungere farina, o proprio poca, ed asciugare con il pan grattato.
Se supera il test di cottura, prelevarlo dal brodo, assaggiarne la consistenza finale, eventualmente aggiustare gli aromi e procedere con la preparazione delle altre palline.
Cuocerli in due tornate, evitando di ammassarli nella pentola e lasciandoli venire a galla senza stressare troppo la temperatura del brodo.
Servire dopo i 5 minuti di cottura in un piatto fondo, 4 a testa, con brodo a coprirli per circa la metà.

gli sfidanti
Con questa ricetta partecipo all'MTC di gennaio

giovedì 8 gennaio 2015

Paté di acciughe con gelatina al mandarino e brandy

Questo povero blog è stato quasi abbandonato, mi mancano le energie per mettermi al computer e metter giù dei pensieri, sistemare le foto, dedicarci il giusto tempo.
Questa è una ricetta preparata per la cena della Vigilia di Natale e adesso che l'Epifania tutte le feste si è portata via e soprattutto, oltre a portarsi via le feste, ha anche accompagnato la piccolina al nido, riesco a sedermi qui davanti e a rendervi partecipi di questa autentica delizia.
Quest'anno ho deciso che gli antipasti delle feste avrebbero contemplato ben 2 paté, uno di pesce, per la cena e uno di carne, per il pranzo. 
E' da un anno che L'ora del paté giace quasi indisturbato nella piccola libreria sulla mensola della cucina, quindi finalmente mi sono decisa a prenderlo in mano e sfogliarlo. Mi sono persa, ho passato quasi un'ora a rileggere ricette, trucchetti per fare salse e gelatine e nella mia testa cominciavo ad associare sapori e profumi.
Ho scelto la ricetta di Cristina del blog Poveri ma belli e buoni perché la trovo meravigliosa, anche se ho deciso di utilizzare gli ingredienti che avevo in casa, facendo qualche piccola modifica.
Purtroppo mi sono accorta solo dopo averlo utilizzato, che quello che avevo dato per scontato essere finocchietto selvatico, in realtà era aneto e in profumo e sapore la ricetta ci ha sicuramente smenato, essendo l'aneto molto più forte e incisivo del romantico finocchietto.
Il paté è stato comunque apprezzato, ma io lo farò sicuramente quest'estate con del fantastico finocchietto profumato.

Ricetta tratta dal libro L'ora del paté edito da Sagep Editori 

Ingredienti:
Per il paté:
400 g acciughe fresche pulite e deliscate
1/2 carota
1/3 costola di sedano
1 scalogno piccolo
1 foglia di alloro
3-4 pomodoro secchi
3 acciughe sott'olio
30 g di marsala secco
un ciuffetto di finocchietto selvatico (io aneto :-|)
100 g di robiola
20 g di pistacchi sgusciati
Per la gelatina:
120 g di acqua
80 g di succo di mandarino appena spremuto
1 cucchiaio di zucchero
15 g di brandy
5 g di gelatina in fogli

Innanzitutto preparare la gelatina, ammollando la colla di pesce nell'acqua e succo di mandarino, unire il brandy e lo zucchero e portare a bollore, lasciando sobbollire per 2-3 minuti. Versare il liquido in uno stampo ricoperto di pellicola trasparente in modo da ottenere uno strato di 1-2 cm. Lasciar raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigorifero.
A questo punto iniziare con la preparazione del paté.
Rosolare il trito di scalogno, carota e sedano con olio evo e una foglia di alloro, sciogliere  le acciughine sott'olio, e aggiungere i pomodori secchi rinvenuti in acqua calda e tagliati a fettine fini, l'aneto e cuocere per qualche minuto. Aggiungere le acciughe, precedentemente deliscate e lavate, e sfumare con il marsala, facendo asciugare bene il fondo di cottura a fuoco vivace per 6-7 minuti.
Far raffreddare e poi frullare il tutto, unire la robiola e i pistacchi tritati, regolare di sale e pepe e ho versare il composto nello stampo in cui si è rappresa la gelatina e far raffreddare in frigorifero per qualche ora prima di servire.

martedì 16 dicembre 2014

DOLCI REGALI: perché non c'è due senza tre!

Oggi un post un po' speciale, che esula dalle solite ricette, ma mi sa che ogni sei mesi adesso quasi quasi ve lo aspettate. 
Eh si, perché oggi esce in libreria DOLCI REGALI, il terzo libro dell'MTChallenge!


Dolci regali dunque, dove quel "regali" significa primariamente "dei re", anche se l'ambivalenza lessicale e il periodo pre natalizio fanno subito pensare ai doni.
A differenza dei libri precedenti, incentrati su sfide specifiche dell'MTChallenge, Dolci Regali è partito da una di queste, quella sul Babà, per poi spaziare tra i dolci nati tra la fine del XVII e gli inizi del XIX secolo, quando la pasticceria divenne un'arte autonoma grazie anche al calo del prezzo dello zucchero. Via allora a tutti gli impasti lievitati dolci, a forma di corona (Savarin, Babà, Kugelhupf, Kringel, etc.) o di treccia, simboli quindi di potere e di regalità. perché il potere dei monarchi veniva comunicato anche tramite i cibi serviti a corte.
Ma anche i poveri hanno escogitato i loro dolci, più modesti, certo, di quelli serviti a palazzo, ma ugualmente buoni: le Graffe, i Krapfen, la Torta delle rose, i Buns, etc., sono tutti la risposta popolare ai dolci di corte.
A corollario, il solito, incredibile contributo della Community, in tre sezioni: quella dello zucchero, con sciroppi e bagne aromatiche; quella delle creme, con una raccolta di oltre 50 ricette, che spaziano dalle versioni base alle variazioni sul tema; e, in ultimo, “la Dispensa del Castello”, con una raccolta di liquori, conserve, acque profumate, praline ed altre golose risorse, da tenere a portata di mano per arricchire con un tocco personale e raffinato le vostre creazioni.






















E non è tutto:
Acquistando una copia di Dolci Regali, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri, un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta - dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.


E ora, come di consueto, qualche informazione pratica:
DOLCI REGALI
Da un'idea e a cura di Alessandra Gennaro
Collana “I libri dell'MTChallenge”
Prezzo di copertina: 18,00 euro
Foto Paolo Picciotto
Illustrazioni Mai Esteve
Editor: Fabrizio Fazzari
Impaginazione: Barbara Ottonello

130 ricette per rendere speciale il vostro Natale e quello delle persone che amate, quindi cosa aspettate? 
Correte in libreria e regalatelo, regalatelo, regalatelo!

venerdì 12 dicembre 2014

Cantucci di Sant'Ambrogio

Sono già 4 anni che a Sant'Ambrogio io e Paoletta facciamo i biscotti, ormai è una festa comandata, come Pasqua o Natale.
Quest'anno abbiamo deciso di farli di un solo tipo, anche se in 4 varianti, una ricetta abbastanza accessibile anche con una nanetta di 19 mesi in giro per casa, che non ci facesse lavorare troppo così da mantenere il clima rilassante della giornata e che desse ottimi risultati.
Abbiamo scelto i cantucci, ma cambiando ricetta rispetto a quelli già fatti e ci siamo fidate, a ragione, di una toscana doc, la Patty, facendo solo leggerissime modifiche.
Per la cronaca, Irene è stata un angelo, anche oggi, a quasi una settimana di distanza, continua a chiedere di "Paolo" (fagliela capire a quest'età la differenza tra i generi); lo stress ci ha pensato mia madre a farlo esplodere cadendo in casa per ben 2 volte e facendomi prendere uno spaghetto mica da ridere, per ben 2 volte.
Per fortuna il forno e Irene erano in buone mani, Paoletta Santa subito!


























Ingredienti per 70/80 cantucci:
700 g di farina 00
400 g di zucchero semolato
6 uova medie + 1 tuorlo
120 g di burro ammorbidito
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Fichi e noci
180 g di fichi secchi 
110 g di noci














Arance e cioccolato
150 g di scorze d’arancia candite
140 g di cioccolato fondente













Frutti rossi e cioccolato bianco
150 g di frutti rossi essiccati
140 g di cioccolato bianco












Caffè, nocciole e cioccolato bianco
50 g di caffè solubile in polvere
150 g di nocciole
100 g di cioccolato bianco












Su una spianatoia mettere a fontana la farina setacciata miscelata allo zucchero. Rompere le uova nella fontana ed unire il sale. Per ultimo aggiungere il burro ed il lievito. Con le mani cominciare a lavorare il burro con le uova, incorporando farina, oppure mettere tutto nell'impastatrice per un paio di minuti (come abbiamo fatto noi).
Formare un panetto aggiungendo farina, se necessario (noi abbiamo spolverato la spianatoia con generosità natalizia), avvolgere nella pellicola da cucina e mettere in frigorifero.
Passata mezzora riprendere l'impasto ed aggiungere la frutta secca, la frutta candita e/o il cioccolato, come da variante scelta ed impastare il più velocemente possibile, formare un panetto e rimettere in frigorifero.
Preriscaldare il forno a 170°, ventilato. 
Suddividere l'impasto in 4 salsicciotti di 3 cm di diametro e disporli a 2 cm di distanza l'uno dall'altro su teglie coperte di carta da forno e spennellare con il tuorlo d'uovo. 
Infornare per 25 minuti.
Togliere i rotolini dal forno e immediatamente trasferirli sulla spianatoia tagliandoli trasversalmente con un coltello affilato ed un colpo secco. 
Mettere i biscotti ricavati nuovamente sulla teglia (non c'è bisogno che siano ordinati in fila ma tranquillamente gettati come viene in un unico strato), e ripassarli in forno per altri 15/20 minuti fino a che non si saranno asciugati bene. 
Far raffreddare bene i biscotti prima di impacchettarli. 
Durano a lungo, anche un mese o più se ben conservati al riparo dall'aria. 

giovedì 20 novembre 2014

Greaser's Muffins con carote, mandorle e arance caramellate

Questo mese la sfida dell'MTC mi ha portato indietro con i ricordi. 
Se la scelta al testo a cui ispirarmi per i muffins salati: "Gelsomino nel paese dei bugiardi" di Gianni Rodari, era stata immediata, quella per i muffins dolci è stata un po' più sofferta. Non che io ci abbia pensato molto, in realtà non riuscivo a pensare a molto, ma poi d'improvviso una melodia in testa, associata ad un film, tratto da un romanzo che ho amato alla follia, fino alle viscere.
Sono corsa alla libreria del salotto e ho trovato il libro, comprato anni fa in lingua originale su internet, "The Outsiders (I ragazzi della 56°strada)" di S.E. Hinton e al suo interno ho trovato un post-it giallo proprio alla pagina con la poesia di Robert Frost "Nothing gold can stay (Niente che sia d'oro resta)", se non è un segno questo...

Ma facciamo un piccolo passo indietro, a circa 25 anni fa.
Io e mia cugina Monica, di 3 anni più grande, eravamo inseparabili, in effetti a mente lucida e a distanza di tanti anni penso proprio che lei non ne fosse poi nemmeno così contenta, aveva le sue amiche, i suoi libri e io mi infilavo sempre nel mezzo. Avevamo due caratteri opposti, lei poco espansiva, riflessiva, amante dei libri, del disegno e degli animali, io sempre alla ricerca di qualcuno con cui condividere il mio tempo, qualcuno che assorbisse un po' delle mie energie.
L'amore per la lettura però ci univa, ricordo che andavamo spesso in biblioteca, percorrendo a piedi i 2 km che ci separavano da Villa Litta, nel quartiere Affori a Milano e passavamo interi pomeriggi tra gli scaffali dell'antica villa affrescata, immergendoci in fantastiche avventure fantasiose.

Un giorno ero a casa sua e mi sono imbattuta in un libro rosso, senza sovracopertina, mi sono chiusa in bagno, con la schiena appoggiata alla piccola vasca da bagno ed ho iniziato a leggere: "Quando mi ritrovai nella luce accecante del sole uscendo dall'oscurità del cinema, avevo solo due cose in mente. Paul Newman e un passaggio per casa...".
Ne lessi solo un paio di pagine e rimasi colpita e affascinata, poi nulla per anni, fino a quando non uscì il film. Inutile dire che ho consumato la videocassetta, ho pianto tutte le mie lacrime e mi sono innamorata di tutti i suoi personaggi (il cast è tra i più ricchi della cinematografia e non solo per la bravura degli attori :-P). Il libro però l'ho letto solo pochi anni fa, in inglese e mi è piaciuto forse più della sua trasposizione cinematografica, magistralmente diretta da Francis Ford Coppola.


La Hinton pubblicò “The Outsiders” nel 1967 quando aveva solo 18 anni e narrando la storia di due bande giovanili in lotta: i Greaser e i Social -i primi parte del sottoproletariato povero che viveva in periferia, i secondi borghesi ricchi che risiedevano nei quartieri più abbienti- realizzò un’opera destinata a restare nella storia della letteratura americana. 
Ai tempi della sua pubblicazione “The Outsiders” suscitò numerosissime polemiche, dentro e fuori dal mondo letterario, e venne bandito da molte librerie e da quasi tutte le scuole: il ritratto di violenza e abbandono che offriva, l’immagine di minorenni che fumavano e che bevevano e il linguaggio da strada intriso di gerghi giovanili con cui l’intera storia era raccontata (il tutto unito alla rappresentazione di ambienti familiari degradati e disfunzionali) non potevano essere facilmente accettati dalla società del tempo. Malgrado la censura, il romanzo della Hinton divenne presto un classico ‘non ufficiale’ della letteratura statunitense, tanto che oggi, proprio in virtù delle reazioni controverse che suscitò e che tutt’ora suscita, è divenuto parte del curriculum nella maggior parte delle scuole medie e superiori americane.
Al di là delle differenze che sempre affiorano tra un film e il romanzo da cui è stato tratto, c’è qualcosa di semplice e universale al cuore d’entrambe queste opere: qualcosa che ha a che vedere col nostro sentirci parte del mondo e dello scorrere del tempo, e che alle volte porta a galla il timore d’essere tutti quanti destinati, crescendo, a perdere la parte migliore di noi stessi. E come in ogni storia che sa davvero raccontare la vita, questa cosa accende una scintilla di poesia (e di speranza) nella solitudine e nel dolore che ci circondano.
Questa cosa è una lirica di Robert Frost.
Ve la lascio in inglese, aggiungendo la traduzione come compare nella versione italiana del film (e nella quale, inutile che ve lo dica, si perde gran parte della bellezza originale del verso), sperando che anche voi, come Ponyboy, riusciate a mantenere sempre vivo e lucente quello spicchio d’oro che vi è stato donato al momento della nascita. (*)

Nothing gold can stay di Robert Frost
Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay

Niente che sia d’oro resta
In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

(*) tratto dal blog La poesia e lo spirito (https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/03/19/stay-gold/)

Io non ho paura dello scorrere del tempo, la mia vita in tutte le sue fasi mi ha sempre regalato grandi cose e ancora continua a regalarmene, anche se non è sempre o non è sempre stata rose e fiori. Sono pronta e curiosa di vedere tutte le tonalità di questo splendido germoglio e sono felice di potermi guardare indietro ed emozionarmi di fronte ai ricordi o di sognare il mio futuro e sperare che sia sempre colmo di gioie e stimoli interessanti di crescita.
Cerco di rispettare le volontà di Johnny, quando in punto di morte scrisse a Ponyboy una lettera bellissima e commovente in cui gli spiegava cosa significasse per lui la poesia di Frost:"Ho pensato molto a quella poesia, al tizio che l'ha scritta. Vuol dire che uno è d'oro da ragazzo, quando è verde. Quando uno è giovane è tutto nuovo: è l'alba. Il modo come tu vedi i tramonti è d'oro, rimani come sei: è importante."

Stevie Wonder - Stay Gold


Ho pensato di realizzare dei muffins ispirati alla carrot cake americana, torta di carote e mandorle e di completarli con un sole dorato pieno di brillantina.



















Ingredienti per 8 muffins medi:
200 g di farina 00
135 g di farina di mandorle
65 g di zucchero di canna
6 g di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato
2 pizzichi di sale
la scorza grattugiata di un'arancia
45 g di olio di arachidi
270 g di carote
2 uova piccole
Per le arance caramellate:
1 arancia
8 cucchiai d'acqua
3 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di rum


In una ciotola mescolare tutti gli ingredienti secchi: la farina oo, le mandorle precedentemente tritate finemente con lo zucchero di canna, il lievito, il bicarbonato, il sale e la scorza d'arancia grattuggiata. 

Sciogliere il burro e, una volta raffreddato, unirlo all'uovo sbattuto e al latte a temperatura ambiente.
Sbucciare le carote ed eliminare le estremità, frullarle con l'olio di arachidi fino ad ottenere una crema e aggiungere poi le uova precedentemente sbattute.
Formare una fontana nella ciotola degli ingredienti secchi e versarvi dentro il composto liquido. Amalgamare brevemente il tutto, il composto dovrà risultare grumoso.
Ricavare dei quadrati di carta forno e foderare gli stampini in silicone e riempirli per 2/3 con il composto e infornare per 22 minuti a 180°.
Nel frattempo lavare accuratamente un'arancia e ricavare 8 fette di circa 1/2 cm.
Mettere l'acqua, il rum e lo zucchero in una padella che contenga tutte le fette di arancia in un solo strato e far bollire il tutto, girando le fette d'arancia di tanto in tanto, fino a quando lo sciroppo non si sarà ristretto.
Sfornare brevemente i muffins, coprire la superficie di ognuno con una fetta d'arancia caramellata e continuare la cottura in forno per altri 3 minuti.
Sfornare e farli riposare per 5 minuti su una gratella prima di servire.

gli sfidantiCon questa ricetta partecipo all'MTChallenge di novembre lanciata da Francy del blog Burro e Zucchero.
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