giovedì 26 dicembre 2013

Oi de la Valdimagna, il cd


La chiesa gremita di gente, i più fortunati seduti, i ritardatari in piedi, appoggiati lungo il muro della navata. 
Il silenzio, l'attesa... 
Sono entrati in fila nella loro divisa di ordinanza, accompagnati da un lungo e caloroso applauso, l'emozione di ognuno si respirava nell'aria.
Il discorso introduttivo del Maestro segnato dalla commozione, in ricordo di chi ci ha creduto fino in fondo, ma non è riuscito ad esserci. 
Un'unione di voci nata per gioco, in montagna, intorno al tavolo di un'osteria. 
La passione di un gruppo di amici che è mutata nel tempo, con l'impegno, la costanza, la voglia di imparare e migliorare.
Gli occhioni di una bimba che dal fondo della chiesa guarda orgogliosa il suo papà che intona il primo canto e guida un'armonia di voci conosciute.
L'abbandono al sonno con Aldemagna al ciar de luna, come se riuscisse già a capirne il significato più profondo e poi gli applausi del pubblico presente, tanti applausi, ripetuti, caldi ed emozionanti.

Grazie Sergio, perchè hai dato vita a questo coro, perché con tuo fratello Nando e tuo cognato Carlo hai trasmesso questa passione ai tuoi amici. 
Grazie per aver insegnato ai tuoi figli Filippo e Davide ad amare la musica e l'armonia del canto.
Grazie di cuore per averci lasciato la tua voce, in modo che anche la piccola Irene possa amarne il suono, come lo abbiamo amato noi.

Saresti stato fiero di questo concerto del tuo coro e dell'emozione che è riuscito a trasmettere a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di partecipare a questa serata calda e famigliare.

http://www.corocaivalleimagna.it/

lunedì 23 dicembre 2013

Canestrelli e buon Natale

Paoletta, è vero, più restano lì e più sono buoni!
Incredibile, sono passate più di 2 settimane da quando li abbiamo infornati e io ne ho ancora qualcuno, gelosamente custodito nella scatola di latta.
Sono talmente friabili che si sciolgono in bocca e poi quello zucchero a velo che rimane sulle dita...  che se non lo lecchi godi solo a metà.
Se rimangono fino a dopo Natale mi metterò in fila per la beatificazione, si sa mai.
Nel frattempo auguro a tutti voi di trascorrere felicemente queste feste con la vostra famiglia.
Noi, come di consueto, ci divideremo tra Milano e la Valle, e ovviamente non faremo altro che mangiare :-P
In realtà confidiamo nel bel tempo, di solito il 26 si va a camminare, speriamo.

 

















Ingredienti:
300 g di burro
250 g farina
250 g di amido di mais
125 g zucchero a velo
5 tuorli sodi
2 g di sale
1 g di vanillina o estratto di vaniglia

Per prima cosa passare i tuorli in un setaccio in modo da ridurli in farina, fate attenzione che siano freddi di frigo (cuoceteli qualche ora prima) per non rischiare di scaldare il burro. Mettere da parte.
In una capiente ciotola miscelare la farina con l'amido di mais, unirvi sale e vanillina.
Aggiungere il burro tagliato a tocchetti piccoli e ricoprirlo di farina, sfregarlo tra i polpastrelli fino a ridurlo completamente in uno sbriciolato perfettamente amalgamato con la farina (il composto risulterà quasi a fiocchi), unirvi lo zucchero a velo e la polvere di uovo, miscelare il tutto con un cucchiaio di legno e rovesciare l'impasto sulla spianatoia.
La frolla non va impastata ma compattata, l'impasto che vi troverete di fronte sarà un ammasso di briciole non essendoci il liquido dell'uovo crudo ad amalgamare, ma basterà compattarlo con le punte delle dita per formare poco alla volta una palla di frolla, una pressata per delinearne meglio i contorni e via in frigo, avvolta stretta stretta nella pellicola, per almeno mezzora.
Preriscaldare il forno a 170 °C.
Sulla spianatoia infarinata stendere la frolla in una sfoglia spessa 1 cm, con un tagliabiscotti a fiore ricavare il canestrello e praticarvi un foro centrale e disporli sulla placca del forno distanziati un paio di cm, infornare a metà altezza del forno per circa 15/20 minuti, il biscotto è molto spesso e deve cuocere a bassa temperatura per tempi più lunghi rispetto ad un tradizionale frollino, nel caso iniziassero a colorare troppo prima del termine del tempo di cottura abbassate un po' il forno.
Sfornare e spolverare con lo zucchero a velo.
Si conservano in una scatola di latta.

martedì 17 dicembre 2013

Pasta cchi sardi

E così è arrivato anche il momento di tornare al lavoro. 
Ieri è stato il primo giorno ed è passato così velocemente che non me ne sono quasi accorta. Fare 6 ore è proprio figo, si esce con il sole anche in inverno, si salta completamente il traffico dell'ora di punta e si ha praticamente tutto il pomeriggio a disposizione per fare mille cose.
Io corro a prendere la mia piccola Irene al nido, la trovo sempre che gioca con fare curioso, ma appena mi vede sfoggia il migliore dei sorrisi.
La porto sempre a fare una passeggiata prima di rientrare a casa, penso che l'aria fresca, anche se con una massiccia dose di smog, le faccia bene, meglio che stare al chiuso tutto il giorno.
Mi sa che però sono l'unica a pensarla così, sarà che fa freddo, ma le mie amiche con i figli in giro non le trovo quasi mai e alla fine torniamo a casa sconsolate.
In effetti da qualche giorno, avendo introdotto la pappa anche la sera, le cose da fare prima di cena sono tantissime: fare il bagnetto, preparare la cena per la nana, preparare la cena per mamma e papà orso... e tornare a casa per tempo è cosa buona e giusta.
Irene poi ci mette in media un'ora a mangiare tutto e spesso e volentieri non lo fa.
Quando noi siamo a tavola lei viene messa comunque sul seggiolone e sta lì con noi, giusto per imparare le buone abitudini... l'altra sera però mi ha fatto un'immensa tenerezza davanti a questo piatto di pasta con le sarde, masticava persino, nonostante in bocca non avesse altro che l'acquolina.


















Ingredienti per 2 persone:
250 g di sarde fresche (già pulite)
200 g di spaghetti
1 mazzo di finocchietto selvatico
1 manciata di uvetta
1 manciata di pinoli
olio evo
sale e pepe
pangrattato q.b.

Lessare il finocchietto selvatico per una ventina di minuti in acqua salata, scolarlo e tritarlo grossolanamente. Tenere da parte l’acqua
In un tegame, friggere le sarde infarinate in 1 dito d’olio extravergine d’oliva (un minuto per lato) e scolarle su un foglio di carta assorbente.
Nella stessa padella aggiungere l'uvetta, i pinoli, il finocchietto e le sarde spezzettate con le mani, salare, pepare e lasciar insaporire per 5 minuti.
Cuocere gli spaghetti nell'acqua tenuta da parte, scolarli e saltarli in padella con il condimento.
Impiattare e cospargere con il pangrattato, fatto abbrustolire precedentemente per un paio di minuti in padella con olio, sale e pepe.

giovedì 12 dicembre 2013

Chocolate crinkles e la biscottata di Sant'Ambrogio

Sono ormai 3 anni che il 7 dicembre lo passo con la mia Paoletta e le mani in pasta. 
Eh si, perché in questa giornata di risate e confidenze, non si chiacchiera soltanto, si fanno andar le mani e i mattarelli e con una maestra così...
Quest'anno, a differenza del solito, ci siamo trovate a casa mia e Irene è stata talmente brava che l'anno prossimo avrà il suo grembiulino e farà parte della squadra.

Che dire Paoletta, GRAZIE di esserci, sempre. 
Sono fortunata ad averti incontrata in questo mondo virtuale e poi ad aver avuto la possibilità di coltivare la nostra bella amicizia nella vita reale.

In questi anni ci siamo lanciate in bellissime avventure culinarie, siamo passate dai gran successi dei biscotti di vetro, e dei vanillakipferl, ai quasi insuccessi (poi fantasticamente recuperati) dei baci di dama, quest'anno poi addirittura i canestrelli (a breve su questi schermi) e la temutissima pasta sfoglia... 

Amo questa giornata di festa pre natalizia e amo passarla insieme a te.


















Ingredienti:
225 g di farina 00
225 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero
60 g di burro
2 uova grandi
2 cucchiaini di estratto naturale di vaniglia 
1 pizzico di sale
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
Per la copertura: 
zucchero a velo q.b.
zucchero semolato q.b.

Far sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro. A parte, setacciare la farina con il lievito e il sale.
Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro, a questo punto unire la vaniglia e il cioccolato fuso ed infine anche la farina setacciata, mescolando molto velocemente, solo il tempo necessario affinché il tutto venga assorbito, non oltre.
Coprire l’impasto con pellicola per alimenti e metterlo in frigorifero per almeno 3 ore, meglio tutta la notte.
Portare il forno alla temperatura di 170°.
Versare lo zucchero a velo e quello semolato in due ciotole.
Riprendere l’impasto e formare delle palline di circa 3 cm di diametro. Passarle prima nello zucchero semolato, pressando leggermente per fare aderire bene, e poi nello zucchero a velo ricoprendole con uno strato abbondante prima di disporle su una teglia rivestita con carta forno. Infornare per circa 8-9 minuti, non superare il tempo indicato poiché i bordi dovranno essere fermi ma il cuore ancora morbido.


lunedì 9 dicembre 2013

Vellutata di zucca e patate

Ci sono giorni in cui fuori fa un freddo becco e non vedo l'ora di tornare a casa e di preparare una corroborante zuppa calda.
Di vellutate ne preparo tante, ci sono stati periodi, da single, in cui il minipimer era il mio migliore amico, non mancava occasione per frullare qualsiasi cosa (con la convivenza e poi il matrimonio le cose sono un po' cambiate, ma per fortuna adesso è arrivata Irene :-D).
La mia passione è nata in Belgio, dove da ragazzina ho fatto uno stage di 2 settimane con la scuola, frequentavo una scuola di lingue, ma i ragazzi che ci ospitarono facevano l'alberghiero. Ricordo che in quei 15 giorni ho mangiato delle cose deliziose: dei semplicissimi purè di patate conditi con altre verdure, l'anguilla in salsa verde, una zuppa di pomodoro e panna che purtroppo non sono mai riuscita a replicare, d'altronde loro cucinavano in modo fantastico, ma io, da buona forchetta, non mi sono lasciata scappare l'occasione di provare quelle semplici prelibatezze.
Perché questa premessa? Ah si, la mia passione per le zuppe e vellutate.
Negli anni successivi sono stata a studiare e lavorare in Germania e anche lì di zuppe se ne mangiano tantissime, la sera erano quasi un must sulla tavola delle famiglie che mi hanno ospitato e quindi sono diventata vellutata addicted a tutti gli effetti.
Questa versione della vellutata di zucca e patate l'ho mangiata anni fa al ristorante di un hotel a Burghausen, una cittadina deliziosa al confine con l'Austria, mi è piaciuta da morire e quindi ve la ripropongo, in tutta la sua semplicità.






















Ingredienti per 2 persone:
200 g di zucca napoletana
200 g di patate
1 spicchio d'aglio
1 cipollotto
4 foglie di salvia
1 rametto di rosmarino
olio di zucca q.b.
panna fresca q.b.
olio di zucca
sale e pepe

Sbucciare la zucca e le patate e tagliare entrambe a tocchetti. In una padella soffriggere in un giro d'olio evo, un cipollotto, uno spicchio d'aglio in camicia, salvia e rosmarino. Aggiungere la zucca e le patate, salare e coprire con acqua bollente. Far cuocere per una ventina di minuti a fuoco dolce. Eliminare l'aglio e il rosmarino e frullare il tutto con il minipimer.
Impiattare e condire con un po' di panna fresca, olio di zucca, una manciata di semi di zucca tostati e una grattata pepe.

giovedì 5 dicembre 2013

E' scoccata L'ORA DEL paTE'


Capita che da qualche anno, ogni mese, io abbia a che fare con delle squinternate. 
Capita che non solo a me piaccia far parte di questo gruppo e che, di mese in mese, le squinternate aumentino a dismisura.
Capita anche che un gioco sia diventato una sQuola e che queste squinternate siano delle ottime maestre.
E poi capita che la più squinternata di tutte (sai che sto parlando di te) abbia delle manie di grandezza tali, da partorire questa folle idea... 

UN LIBRO? 
no, TANTI LIBRI!

Ma iniziamo dal primo


























Sia chiaro che nelle 24 ore al giorno a disposizione di un umano, lei ci ha lavorato per almeno 30 e in questo folle progetto abbia coinvolto l'intera blogosfera, una casa editrice e addirittura una ONLUS.

E così capita che un gioco diventi un progetto importante, per tutti noi che siamo stati coinvolti, e soprattutto per tutti i bimbi che, grazie a questo nostro/vostro piccolo contributo, verranno aiutati.

E quindi COMPRATELO, COLLEZIONATELO, REGALATELO

mettetelo nello scaffale di fianco all'Artusi, perché il livello è quello

fate felici le vostre mogli e i vostri mariti, i vostri amici, i genitori, i nonni... e per i bambini... io e Irene ci stiamo ancora attrezzando.





E ora alcuni dettagli:
L'ORA DEL paTE'
144 pagine di delizie a soli 18,00 euro
casa editrice: Sagep­ Editori-Genova 
illustrazioni di Roberta Sapino (Le Chat Egoiste­)
fotografie di Sabrina de Polo

41 ricette di paté, 8 di burri composti, 33 fra pani e crackers, grissni, muffins, scones, chips e tutto quanto fa 17esima sfida dell'mtc.

si tratta OVVIAMENTE di una collana e questo è il primo libro.

Con questo libro, la community dell'MTChallenge sostiene il progetto “cuore di  bimbi”, della Fondazione “aiutare i bambini”: nata nel 2000, per iniziativa dell'ingegner Gofredo Modena, la fondazione si propone di dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e garantire loro l'opportunità e la speranza di una vita degna di una persona, nel mondo e in Italia. 
Sono 71 i Paesi del Mondo in cui la Fondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, nati per rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione, serietà e competenza. Fra questi, appunto, c'è “cuore di bimbi”, attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permesso ad oggi di salvare la vita a 857 bambini altrimenti condannati da gravi cardiopatie congenite, con esiti spesso letali.
La Fondazione opera nella più assoluta trasparenza, nella convinzione che sia doveroso certificare ogni voce con la massima chiarezza, in un dialogo continuo che unisce chi è desideroso di fare del  bene  con  chi  ha  la possibilità di  farlo  in  modo  concreto, rispettoso e consapevole di muovere nella stessa direzione: quella dell'aiuto alle tante vittime di questo mondo, rese ancora più indifese dall'essere bambini.
Da  oggi, anche noi remiamo  con  Gofredo, con Sara e con gli oltre mille volontari sparsi sul territorio italiano e lo facciamo con questo libro che è il primo tassello di quella che ci auguriamo possa essere una collaborazione duratura e proficua.

“Tutte le copie de L' ORA DEL paTE' contribuiscono alla campagna “cuore di bimbi”, in base ad un progetto che è nato contemporaneamente al libro e si è sviluppato in parallelo: potete trovarle in tutte le librerie d'Italia, su amazon e su Ibs, sul sito della casa editrice e, soprattutto, sul sito della onlus, a questo indirizzo http://www.aiutareibambini.it/oradelpate.”


Chiedetelo nelle librerie, INSISTENTEMENTE!

#loradelpate

domenica 1 dicembre 2013

Torta di ricotta e pere di Sal De Riso

E' da quando abbiamo cambiato casa che volevamo invitare tutti i fratelli di Filippo a cena, ma poi tra una cosa e l'altra non siamo mai riusciti.
Fino a venerdì sera quando, muniti di sgabello di fortuna, ci siamo seduti in 7 intorno al tavolo.
Ho voluto osare, cercando di far provare accostamenti inusuali ad amanti della tradizione e così ho preparato un antipastino con quiche di cipolle e mele e tartine di pane ai cereali con gorgonzola, pere e speck; poi un risotto con porro e salamella; e una selezioni di formaggi valligiani con varie marmellate (peperoncini piccanti, pomodori verdi, pesche e rosmarino, ecc. e miele) come secondo.
Il dolce è stato scelta facile, appena l'ho visto sul blog di Roby e Loris me ne sono innamorata e mi son detta "non sembra impossibile, ci provo!"
Che io non sia amante della bilancia lo sapete, vero? e che i dolci che prevedono l'uso capillare di quest'ultima non sono proprio nelle mie corde, ma la foto aveva talmente catturato la mia attenzione che la dovevo fare anche io.
La versione originale di Sal De Riso è leggermente diversa, io l'ho fatta così come l'hanno proposta Roby e Loris, con meno zucchero e con la ganache di cioccolato in superficie.
Al primo assaggio devo ammettere che non mi ha entusiasmato, ma evidentemente l'ho lasciata troppo poco fuori dal freezer prima di mangiarla, perché la seconda volta mi son fatta violenza vera per non finirla, vero Nora?
Mi spiace solo che non ricordavo che uno degli alimenti che mio cognato proprio non mangia (l'elenco della serata, tra tutti, era lunghino) sono proprio le nocciole! Per fortuna c'era la crostata della zia Pina.
Comunque, tralasciando per un attimo i bagordi della tavola, sono felice che anche la mia famiglia acquisita sia così unita, io non ho fratelli, ma considero alcuni miei cugini come se lo fossero, quindi le grandi famiglie, le grandi tavolate riempiono il mio cuore.



Ingredienti:
Per il biscuit alle nocciole:
90 g di nocciole tostate e spellate*
150 g di uova (circa 3)
65 g di zucchero di canna
30 g di farina 00
50 g di burro fuso
Per la crema alla ricotta:
400 g di ricotta di latte vaccino
130 g di zucchero di canna
120 g di panna montata
1 baccello di vaniglia (io estratto)
Per la bagna alla pera:
100 g di acqua
70 g di zucchero di canna
50 g di distillato alle pere - oppure mezza pera tagliata a dadini
Per la farcia di pere:
1 pera Williams (io Abate)
½ limone (succo)
50 g di zucchero di canna
3 g di amido di mais
olio EVO q.b.
Per la ganache:
50 g di cioccolato fondente
100 g di panna fresca


Biscuit: Con le fruste elettriche, o in planetaria, montare le uova con lo zucchero per circa 10 minuti; frullare le nocciole con la farina fino a ridurle in granella fine ed unirle poco per volta alle uova montate, aiutandovi con una spatola. Sciogliere il burro e farlo raffreddare; prelevare una parte di composto alle uova e amalgamarlo al burro fuso, infine unirlo nuovamente alla montata di uova. Stenderlo uniformemente in due tortiere da 22 centimetri di diametro, imburrate e infarinate; cuocere in forno a 180° per circa 10-12 minuti.
Crema alla ricotta: passare al setaccio la ricotta, amalgamarla con le fruste allo zucchero e ai semi estratti dalla bacca di vaniglia (5-10 minuti). Dopodichè, aiutandovi con una spatola, unire la panna montata.
Bagna alla pera: portare a ebollizione l'acqua, lo zucchero e la mezza pera tagliata a dadini e lasciar raffreddare (se usate il distillato alle pere unirlo quando la bagna sarà fredda).
Farcia di pere: sbucciare e tagliare la pera a cubetti, scaldare una padella con un filo di olio EVO, unire le pere, lo zucchero ed il succo di limone; cuocere a fuoco medio per 4-5 minuti. Sciogliere la maizena con un cucchiaio di acqua fredda e unirla alle pere, fare addensare, togliere dal fuoco e far raffreddare.
Assemblamento della torta: adagiare su un piatto da portata un anello d'acciaio di 22 centimetri di diametro, sistemare all'interno un disco di biscuit alle nocciole e bagnarlo leggermente con la bagna alla pera. Aggiungere metà crema alla ricotta e distribuire sopra i cubetti di pera; unire il resto della crema, livellarla bene e chiudere la torta con il secondo disco di biscuit alle nocciole; bagnare leggermente anch'esso con la bagna alla pera e sistemare la torta in freezer per 2 ore. Trascorso il tempo, sfilare l'anello d'acciaio e riporla in frigorifero. 
Ganache: portare ad ebollizione la panna, spegnere il fuoco e sciogliervi dentro il cioccolato spezzettato. Fare intiepidire e versare sulla torta ricoprendo tutta la superficie.

*Tostatura delle nocciole: mettere le nocciole su un solo strato su una placca da forno ricoperta da carta forno e infornare per venti minuti a 170°.
Fare intiepidire e poi spellarle.

venerdì 22 novembre 2013

Rose del deserto

Irene da qualche settimana ha iniziato a mangiare le pappe. 
Il pediatra ha promosso un'introduzione lenta e graduale di alimenti solidi, delle prove, senza forzature.
Abbiamo iniziato con la patata, poi la carota, subito dopo anche la zucchina. Mi aspettavo una reazione più entusiastica, vista la passione per il latte, ma mi sono accontentata del fatto che non disdegnasse e soprattutto che fosse curiosa di provare tutto ciò che le davo.
E così siamo passati alla carne, coniglio e tacchino, e abbiamo introdotto anche gli spinaci e la zucca.

Wow, dicevo, le piace questa pappa!

E poi un giorno non l'ha voluta più, dopo i primi cucchiaini, mangiati più o meno volentieri, iniziava a piangere; il giorno dopo non ha voluto proprio aprire la bocca; quello dopo ancora ha iniziato a piangere prima di sedersi sul seggiolone.

"insisti, prima o poi le verrà fame e allora mangerà", 
"non darle la tetta, se no sei fregata, i bambini sono furbi", 
"ha ragione Irene, la zucca fa schifo",
"non farla piangere, tirala su"
Ognuno ha detto la sua e io all'inizio ho cercato di insistere un po', ma poi l'ho allattata ed ero anche molto demoralizzata, perché, proprio sul cibo, speravo che fosse piena di entusiasmo e invece....

Il giorno dopo però ho visto una piccola righina bianca sotto la gengiva e tutto è diventato più chiaro... le stava spuntando il primo dentino.
Ho smesso di insistere, la pappa gliela proponevo sempre, ma se non la voleva non insistevo e le davo il latte.
Lo sciopero quasi totale è durato 5 o 6 giorni, adesso le pappe le mangia a volte a fatica e a volte più volentieri, mi sa che presto vedremo spuntare altri dentini e già so che la buongustaia mi chiederà di darle un bel po' di questi deliziosi biscottini!


















Ingredienti: 
400 g di farina
200 g di zucchero
200 g di uvetta
160 g di burro
4 uova 
1 bustina di lievito
sale q.b.
fiocchi di mais q.b.

Mescolare la farina con lo zucchero, il lievito, le uova e un pizzico di sale, aggiungere poi il burro fuso e l'uvetta ed amalgamare bene il tutto.
L'impasto risulterà abbastanza appiccicoso.
Con l'aiuto di 2 cucchiai formare delle quenelle di impasto e rotolarle nei fiocchi di mais.
Disporre i biscotti, ben distanziati, su una placca ricoperta di carta da forno e infornare a 200° per 15 minuti.

Conservare in un barattolo di vetro o in una scatola di latta.





















Zia Paoletta, la bavaglia è bellissima

domenica 17 novembre 2013

Marmellata di peperoncini tondi piccanti

Quest'anno l'autunno è arrivato presto, poi se ne è andato ed è tornata un po' d'estate, poi è tornato quello che assomiglia tanto al pieno inverno, ma poi la fine dell'estate è tornata anche lei.
Nell'orto non si è capito più niente, come se la mancanza di nonno Sergio non fosse già abbastanza. Le zucchine sono scappate a gambe elevate, i loro fiori sono rimasti, invecchiati e morti; i pomodori pallidi hanno timidamente ripreso il loro rossore, ma poi hanno definitivamente preferito il calduccio della dispensa e la vicinanza di alcune belle mele mature, il prezzemolo è inestirpabile, quasi paragonabile all'edera infestante e poi ci sono i peperoncini tondi piccanti... infiniti ed infinitamente buoni, che continuano a maturare anche con il freddo (quasi mi aspetto che continuino a saltar fuori anche sotto la neve).

Li ho sempre mangiati ripieni di tonno (a breve la ricetta), ma il nonno mi ha insegnato a farli anche semplici, con acciughe, capperi e olive (troppo goduriosi), ma poi mi son detta "e con quelli che restano?"
E così ho pensato a questa marmellata che si abbina in modo strepitoso con i formaggi.


Ingredienti:
600 g di peperoncini (già puliti)
300 g di zucchero
2 bicchieri d'acqua
1/2 mela golden
1/2 limone

Lavare i peperoncini, privarli del picciolo e dei semi. Metterli in una casseruola con lo zucchero, la mela tagliata a cubetti, il succo del limone e l'acqua.
Far cuocere per mezzora poi frullare il tutto.
Continuare la cottura fino ad ottenere la densità desiderata.
Invasare in barattoli ben sterilizzati, tenendoli poi capovolti fino al completo raffreddamento.

Siccome torneremo presto al baratto, dato che di soldi non ce ne saranno più per nessuno, ho scambiato un vasetto di marmellata per un massaggio shiatsu di un'ora. 
Anna, ti ringrazio, la mia porta per te è sempre aperta e siccome la mia piccola adora tuo marito direi che la prossima volta baratterò il massaggio con tante affettuosissime carezze.



venerdì 15 novembre 2013

Il castagnaccio

La caccia e la raccolta... la differenza tra uomini e donne è chiara fin dalla preistoria, laddove per gli uni l'avere un unico obbiettivo da raggiungere era fonte di sopravvivenza, per le altre lo era la ricerca di bacche, frutti colorati, erbe che la natura selvaggia poteva offrire.
Il risultato ai tempi nostri è che noi (le donne) siamo curiose, ci lasciamo attrarre da mille cose e, udite udite, riusciamo a farle tutte insieme, mentre loro (gli uomini) ne pensano una e riescono a fare solo quella. Ovviamente quest'unica fonte di interesse cambia con l'età ed è davvero meglio per tutti non sviscerare l'argomento.

Io sono una donna preistorica!

Niente clave o vestiti di pelle di animale, ma portatemi in un bosco o in un prato con un cesto in mano e io lo riempirò di prelibatezze commestibili.
Così è per le castagne, amo raccoglierle, belle grandi, toglierle dal loro riccio semichiuso, metterle nel mio bel cesto (bando al romanticismo, è quasi sempre un sacchetto di plastica) e portarle a casa e poi... regalarle. 
Si, perché a me le castagne proprio non piacciono, crude, bollite, arrostite, al forno, nei dolci, nei salati... niente.
In Liguria ho mangiato dei maltagliati con ricotta e pinoli, ai quali mi sono ispirata nelle mie raviole del plin, e mi son piaciuti, ma non mi sono spinta oltre.
Per l'occasione però ho comprato un chilo di farina e cercavo un modo per utilizzarla e mi ero promessa di fare il castagnaccio, se non mi fosse piaciuto avrei sicuramente trovato dei volenterosi per finirlo, quindi ringrazio la Signora Pici e Castagne per aver dato una spinta a questo mio desiderio appena appena accennato. La ricetta l'ho presa proprio dal suo blog, diminuendo un po' le dosi in base alla farina che avevo.


















Ingredienti:

400 g di farina di castagne 
80 g di pinoli 
80 g di uvetta
550 g di acqua 
olio evo
sale
aghi di rosmarino
Impastare la farina di castagne con l’acqua fino ad ottenere una pastella liquida, unire un pizzico di sale ed un po’ del quantitativo di uvetta e pinoli.

Foderare una pirofila o una teglia con carta forno e versarvi il composto, cospargendo la superficie con l’ uvetta e i pinoli rimasti.
Distribuire sul castagnaccio qualche ago di rosmarino e due cucchiai di olio.
Infornare a 200° per 30 minuti.
Il castagnaccio quando sarà pronto presenterà delle crepe in superficie.





Rettifico il "proprio non mi piace", sono alla seconda fetta e un pochino mi piace, quindi, per quelli che volevano approfittare... state sereni, sarà per la prossima volta :-D


Quest'anno niente raccolta di castagne, ma l'anno prossimo mi metto Irene nello zaino o nella fascia e si va!


Ah a proposito, se proprio morite dalla voglia di farmi un regalo, di quelle voglie che proprio non riuscite a trattenere, chiedete all'Ele cosa mi serve :-P


Con questa ricetta partecipo all'MTC di novembre 



100% Gluten Free (Fri)Day






e all'importante iniziativa promossa da Stefania












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