Era la fine del 2009 quando lo conobbi, un gioco di sguardi mentre suonava, la mia migliore amica all’altare e io tra gli invitati nell’unica navata della piccola chiesetta. Non ci siamo scambiati nemmeno una parola, ha solo chiesto il mio nome agli sposi e la sera stessa mi ha scritto una mail... Gli sono bastate 20 parole per farmi innamorare di lui. Abbiamo iniziato a frequentarci in quello che ricordo essere stato uno dei periodi più pazzi della mia vita, in cui le emozioni non venivano messe a tacere mai, perlomeno le mie, si scherzava come bambini e si fantasticava su storie medievali di templari e dame. Ci vedevamo poco. Viveva in Valle Imagna, lavorava il martedì e il giovedì sera, il mercoledì le prove col coro, il sabato pomeriggio le prove col gruppo, la domenica mattina suonava alla messa, al pomeriggio io avevo la partita, studiava in Conservatorio: lezione il mercoledì e venerdì pomeriggio e stava preparando gli esami del 7°anno e poi valanghe di concerti per...