lunedì 27 maggio 2013

Riso patate e cozz' di casa mia

Ci sono piatti che ti fanno pensare a delle persone in particolare e riso patate e cozze mi fa pensare alle mie vacanze a Barletta a casa di zia Dora.
Una zia conosciuta in età adolescenziale, moglie del mio zio preferito, Michele, morto ormai 20 anni fa, dei cugini lontani che vivevo poco e per questo tanto adorati. 
E poi delle ricette semplici e genuine, i sapori di casa, quelli che si hanno nel dna e che si riconoscono sempre.
Questa è la versione di riso patate e cozze che si prepara nella mia famiglia, semplice, senza verdure e senza ingredienti strani, ma a me è così che piace.

E dopo un mese di stop, giusto perché avevo una cosina più importante da fare, ritrovo con piacere i pazzi dell'MTC con una ricetta che sento mia, anche se un po' diversa da quella preparata da Cristian.


















Ingredienti per 4 persone:
1,5 kg di cozze
250 g di riso
250 g di pomodorini
100 g di pecorino
6 patate medie
2 cipolle piccole
olio evo
sale e pepe q.b.

Per prima cosa pulire bene il guscio delle cozze dalle incrostazioni ed eliminare il bisso. Aprire le cozze a crudo con l'aiuto di un coltellino (per chi non lo avesse mai fatto potete prendere ad esempio questo video) e conservarne l'acqua.
Sbucciare le patate e tagliarle a fette sottili, affettare le cipolle e condire il tutto con olio, sale e pepe.
Fare un primo strato di patate e cipolle in una pirofila, coprire con le cozze ancora nel loro mezzo guscio e aggiungere tutto il riso a crudo in uno strato sottile.
Tagliare i pomodorini a spicchi e metterne metà sopra il riso, spolverare con metà del pecorino e salare leggermente.
Fare un secondo strato di cozze  e poi di patate e cipolle.
Bagnare con l'acqua delle cozze precedentemente filtrata fino a coprire tutti gli ingredienti e se necessario aggiungere altra acqua.
Finire con i restanti pomodorini e con abbondante pecorino. 
Aggiustare di sale e pepe e condire con un filo d'olio evo.
Infornare infine a 180° per circa 35/40 minuti.

Con questa ricetta partecipo all'MTC di maggio

sabato 18 maggio 2013

La nostra notte psichedelica

29 aprile 2013: dopo 9 mesi e 9 giorni e 14 kg in più, finalmente, alle 8:41 è arrivata lei, Irene.
Una gravidanza perfetta, niente nausea, solo un po' di sciatica alla fine del 3° mese, che non mi ha impedito di andare in gita sull'Etna. 


















Nessuna rinuncia da fare in fatto di cibo, evidentemente in qualche rito di iniziazione, da bambina, mi avranno fatto mangiare cacca di gatto, fatto sta che non ho dovuto evitare il salame, la carne al sangue, il sushi e non ho dovuto far scorta di Amuchina per lavare le verdure.
In gravidanza sono persino diventata paziente, gentile, sempre serena e sorridente, la notte riuscivo a dormire senza problemi e non mi alzavo ogni 10 minuti a fare pipì. Mi è anche passato il mio mal di schiena cronico.
Evidentemente anche la piccola Irene ha goduto di questo stato di grazia e di uscire proprio non ne voleva sapere.

Ma poi, dopo 8 giorni di sollazzamento oltre termine, finalmente si è mosso qualcosa, o meglio, rotto. 
Il sacco, ma mica come nei film, con tanto di cascata di acqua calda al supermercato o in ascensore, no, a me si è rotto quello superiore o laterale, a lento rilascio, di quelli che non si capisce cosa si deve fare, se correre in ospedale o rimanere a casa per non esser prese per pazze. E quindi con molta calma, domenica pomeriggio, ci siamo recati in ospedale, dopo circa 7 ore dalla rottura delle acque.
Mi hanno ricoverato ed è iniziato il monitoraggio costante, la cura antibiotica e la depressione. Il giorno dopo, se il tutto non fosse iniziato spontaneamente, mi avrebbero fatto l'induzione e di certo non era una cosa a cui auspicavo, soprattutto dopo aver conosciuto la mia compagna di stanza che da 3 giorni aveva contrazioni indotte, ma comunque non succedeva nulla di rilevante.
Pioveva quella domenica sera, la stanza era buia, triste, un parcheggio per future partorienti, che non vedevano l'ora di soffrire in sala parto pur di lasciare quel luogo. E poi c'ero io, che ancora non sentivo nemmeno un dolorino, e che cercavo lentamente di prepararmi ad una lunga agonia. 

Persino la cena mi era parso un piacevole diversivo, anche se ho mangiato in solitaria in quello che definiscono "soggiorno", ma che sembra quasi una camera mortuaria. 

Alle 21:30 ho percepito un piccolo dolorino, ho pensato al gateau di patate che proprio non ero riuscita a digerire, ma poi un altro e un altro ancora e io quasi ci speravo che iniziassero quelli più forti, che non fosse solo una mia fantasia. E quelli più forti sono arrivati, eccome!
Io che facevo la figa, che non ero sicura di fare l'epidurale, a mezzanotte ho quasi implorato l'ostetrica perché me la facesse. 
Per fortuna non ho dovuto aspettare ancora molto, dopo una doccia calda per lenire il dolore delle forti contrazioni, degli incontri ravvicinati con il cestino per salutare l'indigesto gateau di patate e tante coccole da parte dell'ostetrica più fantastica sulla faccia della terra, sono stata accompagnata in sala travaglio e anestetizzata.
Ho dormito quasi un'ora e mezza, con il futuro papà al mio fianco che tentava di rimanere con la testa attaccata al muro per non svegliarsi ogni 2 minuti e riprendere sonno, nel frattempo il mio utero ha deciso di collaborare alla grande e quando mi sono risvegliata Maria mi ha detto che potevo iniziare con le spinte.
Santa Epidurale, il suo effetto non era ancora finito e io già potevo spingere, senza che le contrazioni attanagliassero il mio ventre lasciandomi senza fiato.
Nelle 2 ore successive non ho provato un dolore eccessivo, tra una contrazione e l'altra riuscivo anche ad appisolarmi facendo i sogni più strani, straparlando a volte. Non ho urlato, non mi sono accanita verso quel sant'uomo che ha deciso di diventare mio marito, mi ricordo solo l'enorme fatica delle spinte continue, mi sentivo una tennista nello sforzo di colpire la palla alla finale del Roland Garros.
E poi è arrivato lui, Tommy, il mio ginecologo super figo che con la giacca di pelle ancora addosso si è messo all'opera per far nascere la mia torella. 
Non voleva uscire la piccolina, tanto che hanno iniziato a parlare di cesareo. 
C-E-S-A-R-E O!!! "No no no, io il cesareo proprio non lo voglio fare, dopo tutta sta fatica la pancia non me l'aprite!" 

Non so se quelle 7 lettere mi hanno infuso la forza che fino a quel momento mi era mancata, fatto sta che nel giro di poco Irene è venuta al mondo, complice tutto il peso del mio amato Tommy sulla pancia per dare lo sprint finale alla fuoriuscita di quella che doveva essere una piccolina di 3,100 kg, ma che alla fine pesava ben 3,550 kg. 
Filippo è stato magnifico, lui che non era sicuro di entrare in sala parto alla fine mi è stato vicino incoraggiandomi, bagnandomi la fronte, aiutandomi nelle spinte. 
Abbiamo vissuto la nostra notte psichedelica, lasciando tutto il mondo fuori, eravamo solo io, lui, Maria, Nadia, Tommaso... e tutti abbiamo dato il benvenuto alla creatura più splendida del mondo alle 8:41 del 29.04.2013.


venerdì 17 maggio 2013

Corso fidanzati, nuovi amici e una crostata di lamponi

Il corso fidanzati è una di quelle cose che ho fatto un'estrema fatica ad accettare, e che un prete venga a dirmi come deve esser gestito il rapporto di coppia proprio la trovo una cosa strana e anche un po' improbabile.
Ma quello che abbiamo fatto noi non è stato solo così, il parroco ha fatto si le sue belle lezioncine spesso un po' pallose, ma era affiancato da alcune famiglie che ci hanno "adottato" e hanno condiviso con noi la loro esperienza.

Noi siamo stati fortunati!

Lui, Gigi, mago delle moto e dei risotti, lei, Anna, l'ostetrica più gnocca che ci sia.
Ci si incontrava di lunedì, una volta tutti insieme in oratorio e una volta a casa della famiglia d'adozione, divisi in piccoli gruppi. Manco a dirlo quale fosse il mio lunedì preferito.
Con noi c'erano anche Barbara, Pasquale e... si lei, ma ha parlato talmente poco nei 3 mesi in cui ci siamo viste, che nemmeno mi ricordo il nome (il fidanzato non c'era nemmeno perché dislocato in Ciociaria).
Mi sono innamorata subito di Gigi, dei suoi modi di fare, del suo sorriso, degli occhi piccoli piccoli che ridono da soli e che dire di sua moglie, una donna pacata, gentile, di cuore, che solo a guardarla desideravo avere una mamma così.
E poi loro, Barbara e Pas. Lei la conosco da quando è piccola così, in modo un po' superficiale, per la serie "ciao ciao" quando ci si incontrava per la strada, ma non mi è mai stata troppo simpatica e poi a corso iniziato la trovavo un po' bigotta, con la puzza sotto il naso, con tutte quelle domande, la sua devozione... e lui Pas, mi sembrava un giovanotto un po' sfigato.
Ma il bello della frequentazione è che le idee iniziali possono cambiare o meglio, stravolgersi!
Adesso, dopo 3 mesi li trovo più che simpatici, quasi esilaranti e amo sentirli parlare, leggere ciò che scrivono, incontrarli dopo la Messa della domenica per scambiare 2 parole...

Alla fine del corso ci siamo trovati per una cena a casa di Gigi ed Anna, è stata una serata fantastica, avevo ancora il pancione.
Lui è un cuoco fantastico e il suo amore per il cibo si percepisce da lontano.
Io ho fatto una semplice crostata, che alla fine è venuta un po' duretta e poi a Barbara non piaceva nemmeno il cioccolato, ma nel mio stato mi si poteva perdonare tutto, no? La cucina da un paio di mesi a questa parte non è il mio punto forte :-D


















Ingredienti per 8/10 persone:
Per la pasta frolla:
250 g di farina 00
100 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero
1 uovo intero
scorza di 1 arancia 
un pizzico di sale
Per la ganache:
100 g di cioccolato fondente
200 ml di panna fresca
succo di 1/2 arancia
Per decorare:
200 g di lamponi

Impastare la farina 00, lo zucchero, il burro tagliato a tocchetti, l'uovo, la scorza grattugiata di un'arancia e il sale, fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. 
Fare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e riporla nel piano più basso del frigorifero per un'ora.
Scaldare la panna fresca in un pentolino fino quasi a bollore, spegnere il fuoco e aggiungere il cioccolato fondente a tocchetti, mescolare velocemente fino a che non sarà sciolto, versare il liquido ottenuto in una ciotola capiente e porre in frigorifero per mezzora.
Togliere la pasta frolla dal frigorifero, imburrare e infarinare uno stampo per crostata e foderarlo con la pasta. Coprire la superficie con carta da forno e riempire con fagioli secchi.
Infornare per 10 minuti a 180°, rimuovere i fagioli e far cuocere per altri 10 minuti. 
Togliere dal forno e far raffreddare.
Nel frattempo montare il composto di panna e cioccolato con una frusta elettrica fino a che non raddoppierà di volume e diventerà morbido e cremoso. Aggiungere il succo di mezza arancia e montare con la frusta per altri 2 minuti.
Riempire il guscio di pasta frolla con la ganache al cioccolato e decorare infine con i lamponi freschi.
Spolverare a piacere con lo zucchero a velo.
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