lunedì 30 aprile 2012

Arista di maiale con lardo e prugne

Non posso proprio dire di vivere un brutto periodo della mia vita, il lavoro va bene, l’amore ancora di più, la salute anche (i piccoli acciacchi non si contano mica, anche se sommandoli…).
Però devo dire che quando sono in ferie e programmo qualcosa, ecco lì che arriva la mamma a non star bene, niente di grave, per carità, un problema noto che però per almeno un’intera settimana la mette ko, e a me pure, che le devo stare dietro.
Essere figla unica per me non è mai stato un problema, ho ben 21 cugini (solo da parte di mamma) e da bambini vivevamo addirittura in cinque nello stesso palazzo e abbiamo sempre giocato insieme, ma poi ognuno a casa propria e quindi nessuna convivenza forzata, nessuna condivisione, suddivisione, mia mamma era tutta per me, nel bene e nel male.
In questi momenti di "assistenza" però rimpiango di non aver qualcuno che mi dia il cambio e condivida parte della fatica, fatta con piacere., per carità, ma pur sempre fatica.
La cosa più brutta in questi giorni è stato il ritiro forzato in una casa che non era la mia, dove tutto è familiare (ci ho vissuto 30 anni) ma niente mi appartiene e soprattutto la rinuncia ad una giornata con Ale per i carrugi genovesi. Ma così è e non lamentiamoci troppo.


















Ingredienti per 4 persone:
500 g di arista (o lonza) di maiale
5/6 prunge secche
4/5 fette di lardo di Colonnata
2/3 foglie di salvia
timo, rosmarino
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale e pepe

Tagliare il pezzo di arista a metà dal lato più lungo creando una tasca, foderare l'interno con fette di lardo, salvia e prungne secche denocciolate tagliate a metà, richiudere e legare l'arrosto con lo spago. Salare e pepare.
Far soffriggere l'aglio e gli odori in un tegame, aggiungere l'arista e far dorare da tutti i lati per sigillare la carne e non permettere ai succhi di fuoriuscire in cottura.
Aggiungere un mestolo di acqua bollente e continuare così ogni volta che il liquido si asciuga e far cuocere per almeno un'ora.
Far raffreddare la carne su un tagliere e ricavarne delle fette sottili.
Adagiare le fette di carne nuovamente nel tegame, coprire con acqua bollente, aggiustare di sale e far cuocere ancora un'ora, un'ora e mezza, fino a che il sughetto si sarà ridotto creando una crema (se l'acqua non dovesse esser sufficiente, aggiungerne ancora, poco per volta).

giovedì 26 aprile 2012

Trota salmonata al timo limone e raponzolo giallo arrostito

Domenica era previsto un picnic con Cinzia e Mari in Valle Imagna, Mari aveva promesso un cestino pieno di cose buone da mangiare se l'avessi portata a respirare un po' d'aria buona in mezzo ai prati, con raccolta di erbe selvatiche annessa.
Purtroppo il tempo inclemente non ci ha permesso di stendere la coperta sui prati e alla fine i programmi di tutte sono un po' cambiati e la raccolta di erbe è stata rimandata.
Nel pomeriggio però ha smesso di piovere e Cinzia, che non abita troppo lontano, una passeggiata se l'è fatta lo stesso. Abbiamo parlato, parlato e ancora parlato, per la gioia dei suoi figli, che non ne potevano più e alla fine volevano solo tornare a casa per guardare i loro cartoni animati preferiti.
Lunedì mattina sarebbe dovuta essere un'altra giornata dedicata alle erbe, ma il diluvio mi ha impedito di uscire di casa, ma appena ho visto le pozzanghere riflettere il cielo che lentamente si stava aprendo, ho preso lo zaino con la macchina fotografica e sono corsa a casa di Francesco. Lui purtroppo non aveva tempo di stare tutto il pomeriggio con me, però mi ha portato a Latezza, una frazione di Sant'Omobono, e mi ha indicato il posto dove avrei trovato le erbette selvatiche, che poi ho scoperto chiamarsi raponzolo giallo o Phyteuma Spicatus.


























Ingredienti per 2 persone:
2 filetti di trota salmonata
foglie di raponzolo giallo (abbondanti)
1 cipollotto
4 rametti di timo limone
olio evo
sale
pepe rosa in grani


Lavare le foglie di raponzolo giallo, scolarle e asciugarle bene con uno strofinaccio.
Affettare finemente il cipollotto e farlo soffriggere in una padella con olio evo. Aggiungere il raponzolo, salare e coprire. Far cuocere per una decina di minuti, aggiungendo un mestolo d'acqua calda. se necessario. Far cuocere altri 5 minuti senza coperchio, in modo che tutta l'acqua in eccesso si asciughi.
Preriscaldare il forno a 180°.
Disporre i filetti di trota salmonata in una teglia da forno, disporre qualche rametto di timo limone sulla superficie, sale, pepe rosa e un filo d'olio evo.
Cuocere in forno per una quindicina di minuti.


Servire la trota su un letto di raponzolo arrostito.


Con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina, Colors & food, what else? che questo mese prevede il rosa.

mercoledì 25 aprile 2012

Cronaca di una ciabatta perfetta (con lievito liquido)

Io e il pane abbiamo sempre avuto uno strano rapporto, non è una di quelle cose, come l'andare in bicicletta, ad esempio, dove posso dire, una volta che hai imparato non te lo dimentichi.
Spesso da 500 g di farina son riuscita a partorire mattoni da 4 chili e non è bello.
Anche l'altro giorno è successa la stessa cosa, prendo il mio dolce Alfie e lo inizio a coccolare, poi trovo una ricetta di un pane bellissimo e la seguo passo passo (bè, non proprio, invece di metterlo in frigo l'ho lasciato fuori) e sto impasto non cresce, lo incito, canto qualche canzoncina, faccio la danza della lievitazione e finalmente, dopo 10 ore inizia a spuntare qualche bolla d'aria e ad aumentare di volume.
Bè, per farla breve lo inforno, cresce, la casa è pervasa da un profumo fantastico, il risultato sembra bellissimo, sono già innamorata... Lo sforno e già nel prenderlo mi accorgo che è decisamente in sovrappeso, lo taglio ed è decisamente crudo (ha cotto 55 minuti), lo assaggio e fa decisamente schifo! Però la crosta era croccantissima.

Ma siccome alla fine devo vincere io... ecco cosa è uscito il giorno dopo.



















Ingredienti: 
160 di lievito liquido super attivo
260 di acqua
215 di farina 00
185 di farina di semola rimacinata
1 cucchiaio di olio
1 cucchiaino di sale

Sono partita con 50 g di Alfie che ho rinfrescato alle 8 del mattino con 20 g di farina 0 e 20 g di acqua. 
L'ho messo in un barattolo e l'ho portato con me al lavoro. 
Alle 13.30, in pausa pranzo, ho rinfrescato con 20 g di farina 0 e 20 g di acqua (mi son portata vasetto con acqua e una piccola ciotola con farina pesati), alle 18.30 altro rinfresco con 15 g di farina 0 e 15 g di acqua.

Alle 22:30 ho impastato 160 di lievito mescolato a 260 di acqua, ho aggiunto 215 di farina 00 e 185 di farina di semola di grano duro rimacinata, ho impastato per 10 minuti con l'impastatrice e alla fine ho aggiunto 1 cucchiaio di olio e mezzo di sale, impastando per altri 5 minuti.
Ho fatto le pieghe al pane per 2 o 3 volte e formato un filoncino.
Ho foderato uno stampo da cake con un foglio di carta forno, l'ho cosparso di farina e ho messo dentro l'impasto, lasciandolo lievitare fino alle 6:30 del mattino successivo.
Aiutandomi con i lembi esterni del foglio di carta forno, ho tolto delicatamente l'impasto lievitato dallo stampo e l'ho appoggiato su una placca, mettendo lo stampo vuoto di fianco per evitare che l'impasto morbidissimo, non si allargazze troppo.
Ho preriscaldato il forno a 200° e messo il pane nel ripiano più basso per 10 minuti, a questo punto ho rimosso lo stampo vuoto e continuato la cottura nel ripiano centrale del forno per altri 30/35 minuti.

lunedì 23 aprile 2012

Frittata con silene e patate e un weekend da paura

Oggi dovevo fare la mia seconda lezione di raccolta di erbe selvatiche, avevo già preparato il cestino, gli scarponi e, a dirla tutta, anche la giacca a vento, visto il freddo che fa (Valcava è coperta da un velo di neve fresca caduta nella notte), ma la pioggia sta decisamente rovinando i miei piani e il pensiero di dover rinunciare e di passare una giornata in casa davanti al pc, mi rende assai nervosa.
Confido però nel ricordo del weekend appena passato per vedere la nota più che positiva di questi giorni di tempo ballerino.
"Sabato Milano ha tremato!" direbbero le cronache, "un gruppo di foodblogger, giunte da varie località italiane, ha invaso la città"... regalando immensa gioia alla sottoscritta, aggiungerei io.
E' stato un vero piacere conoscere finalmente di persona l'esplosiva Ale, che in quattro e quattr'otto ha organizzato l'evento, (d'altronde prepara 7 e dico 7 dolci senza glutine in 3 ore per un dopocena e non fatico a crederlo), vabbè lo sai che penso di te, non facciamo ulteriore outing! :-P, Stefania, che mi ha lasciato davvero senza parole e non perché parla sempre e solo lei, ma perché penso sia una donna straordinaria con molto da dire e quindi è giusto lasciarla parlare, Stefania, che nonostante la calma apparente, in cucina è un vero vulcano, Nora, quella che meno si è rivelata come me l'ero immaginata, ma che più delle altre mi è entrata nel cuore con la sua sincerità e semplicità, Francesca, mamma giovane e dolcissima (dalla quale ho preso in prestito anche la foto qui accanto), Silvia, mia socia e compagna, la Vitto, Cristina, donna raffinata e lettrice da tenere d'occhio (per i buoni consigli, si intende), la Roby, che già avevo avuto il piacere di conoscere all'incontro di Novara, Dauliana, piccola ma geniale, Giulia e infine la caliente Mai, che presto adotterà il mio piccolo Alfie.
Ma non è finita qui, eh si, perché ieri ho conosciuto un'altra donna straordinaria che, fino ad ora, avevo solo "letto". 
Cinzia e i suoi adorabili bulldozer sono venuti a farmi visita ieri pomeriggio ed è stata una fantastica occasione per un tè in "tranquillità" (anche se solo apparente) e una passeggiata nella natura.
Voglio altre mille giornate così e allora ci sta anche la pioggia!


Ingredienti per 2 persone:
germogli di silene q.b.
4 patate medie
4 uova (di galline felici, se no la frittata non viene!)
parmigiano grattugiato
olio evo
noce moscata
sale e pepe

Sbucciare e lavare le patate, affettarle sottilmente e farle bollire per 5 minuti in acqua salata. Scolarle e metterle in una padella antiaderente adatta per il forno, unta leggermente di olio.
Mettere le patate sul fondo della padella, facendo più strati e disporre la silene in superficie uniformemente.
Sbattere le uova in una ciotola, aggiungere il parmigiano grattugiato, un'abbondante grattata di noce moscata e di pepe e aggiustare di sale. Versare poi il composto nella padella in modo da coprire uniformemente i germogli di silene ed infornare 20/25 minuti a 180°.


venerdì 20 aprile 2012

Minestra di riso e erbe selvatiche

In questi giorni freddi una minestra corroborante è proprio quel che ci vuole.
Mi attende una settimana di pieno relax e spero di potermi godere anche un po' di sole, così, giusto per spezzare la monotonia.
La carrellata delle ricette preparate con le erbe selvatiche raccolte dopo Pasqua continua... e non è finita qui (minaccia sottintesa).

Se l'argomento vi interessa andatele a vedere le altre ricette che ho preparato:



















Ingredienti per 2 persone:
160 g di riso Carnaroli
1 mazzetto di germogli di silene
1 mazzetto di germogli di callio
1 mazzetto di cime di ortiche
1 mazzetto di foglie di tarassaco
1 mazzetto di cime di lamio bianco
1 mazzetto di foglie di raponzolo giallo
1 rametto di finocchietto selvatico
3 fili di erba cipollina
2 gambi di acetosa
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale e peperoncino

Soffriggere lo spicchio d'aglio in camicia e un piccolo peperoncino sminuzzato in un tegame con olio evo, aggiungere le erbe selvatiche e coprire con acqua calda salata. Aggiungere infine il riso e far bollire per 15/20 di minuti (dipende dalla cottura del riso).
Servire con un filo di olio extravergine di oliva a crudo.


giovedì 19 aprile 2012

Marmellata di pere, noci e zenzero

Questa marmellata la sto mangiando da più di un mese, ma non l'avevo mai pubblicata perché non mi andava di spalmarla sopra del semplice pane per postarla su blog. Qualche settimana fa però ho incontrato la mia Paoletta per un caffè a casa di Mari e appena arrivate ha regalato ad entrambe un fantastico pacchettino fermato da una molletta col musetto di un simpatico coniglio (era il sabato prima di Pasqua), contenente dei biscotti legaccio fatti con le sue mani sante (invidio tanto le belve per avere una mamma così). Subito ho pensato ai suoi biscottini per fare questa foto e così la mattina dopo ho preparato la mia colazione, ma mai avrei pensato che si sposassero in modo così perfetto con la marmellata di pere. Filippo ha fatto in tempo ad assaggiarne solo uno, tutti gli altri li ho mangiati io.
Non vorrei dimenticare che Mari ci ha fatto quasi svenire con la sua mousse di cioccolato, ancora me la sogno di notte.


















Ingredienti:
1100 g di polpa di pere abate
300 g di zucchero di canna
50 g di noci
4 chiodi di garofano
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 limone

Sbucciare le pere e tagliarle a tocchetti, metterle in una pentola con il succo di un limone, i chiodi di garofano e lo zucchero e far cuocere a fuoco lento per almeno un'ora. La marmellata è pronta quando mettendola su un piatto e inclinando lo stesso, la marmellata scivolerà con fatica. A questo punto aggiungere lo zenzero (potete anche metterlo fresco), frullare il tutto e aggiungere infine le noci tritate grossolanamente Cuocere ancora qualche minuti e poi invasare la marmellata ancora calda in vasetti sterilizzati (io li faccio scaldare senza coperchio a 100° nel forno per 20 minuti) arrivando fino ad un dito dal bordo, chiudere e tenere capovolti fino a completo raffreddamento.


Per la ricetta dei biscotti andate subito sul blog di Paola.

martedì 17 aprile 2012

Reginette di tarassaco con vitalba e pomodorini confit

E prima che la primavera lasciasse posto, con mio grande disappunto, ad un rinnovato ed anticipato autunno, ho passato una romantica e bucolica giornata nei prati a raccogliere erbe spontanee, ma se avete già visto la ricetta dei ravioli di tarassaco all'ortica già lo sapete.
Ho raccolto tante erbe e per un'intera settimana ho provato accostamenti nuovi, assaporato gusti diversi e preparato tante ricette sfiziose.
Domenica dovrei replicare la giornata nei prati con Cinzia e Marinella, incrocio le dita e spero che non piova.



















Ingredienti:
Per la pasta:
75 g di semola rimacinata di grano duro
30 g di acqua
25 g di tarassaco bollito
Per il condimento:
1 mazzetto di cime di vitalba
15 datterini
olio evo
sale e pepe
maggiorana
semi di papavero
erba cipollina
zucchero

Lavare e tagliare i datterini a metà per il lungo, metterli in una teglia unta d'olio e condirli con spezie a piacere (io maggiorana, erba cipollina, semi di papavero, pepe) un pizzico di sale e lo zucchero.
Far cuocere in forno 1 ora a 100°.
Nel frattempo far bollire il tarassaco in poca acqua salata, scolarlo bene, farlo raffreddare e infine frullarlo.
Preparare la pasta mescolando la farina, l'acqua e il tarassaco, finché non si avrà ottenuto un impasto morbido e omogeneo, 
fare una palla, avvolgerla nella pellicola e lasciar riposare una mezzora.

Mondare le cimette di vitalba e farle bollire in acqua salata per cinque minuti, scolarle e  poi tuffarle in acqua gelata, in modo che non perdano il loro colore.
A questo punto stendere la pasta e ricavare delle reginette con l'apposita rotella taglia pasta seghettata, far riposare sul piano infarinato fino a che i pomodori non saranno pronti.
Far soffriggere uno spicchio d'aglio in camicia in una padella con olio evo, aggiungere le cimette di vitalba, i pomodorini e infine la pasta bollita per un paio di minuti in acqua salata, se necessario aggiungere un mestolo di acqua di cottura della pasta e mantecare il tutto in padella per un minuto.
Impiattare e servire con un'abbondante grattata di pepe nero appena macinato.

domenica 15 aprile 2012

Torta frangipane rustica alle pere

E così anche Ambra è entrata a far parte della squadra dell'MTC, ma mica poteva farlo come tutti noi mortali... no, lei arriva, per un mese si ambienta e il secondo vince, per l'immensa "gioia" di Stefania che è in piena campagna elettorale e che presto proporrà alle  "squinternate di MT" e al terzo giudice di turno, un mese di catering gratuito direttamente dalla sua Palermo.
E Ambra ha scelto la torta frangipane (speravo nel bagno caudo con il tartarugo presentato da Alessandra, tifavo per la zuppa di cipolle e temevo il brodo di tartaruga) e per me, che amo le mandorle in modo viscerale, è stata una bella sorpresa positiva, se non fosse che tra le regole ci fosse anche l'obbligo di usare una frolla (di solito burrosissima) e il mio tasso di colesterolemia e soprattutto la mia dieta non erano molto dell'idea. Ma ieri, quando mi son decisa ad infornare, mi son ricordata che sullo scaffale in libreria c'era Golosi di Salute di Luca Montersino e allora per non far cappellate mi tiro giù una bella ricettina dietetica di una frolla senza uova e senza latticini, la seguo quasi passo passo... eh si perché lui usava la farina di farro, ma io avevo deciso che la mia frangipane sarebbe stata molto più rustica e allora l'unica cosa che faccio di testa mia è cambiare le farine e poi meticolosamente peso al grammo (con ansia annessa). E soprattutto colgo l'occasione al balzo di una cena a casa di Elena e Luca per poi non dovermi mangiar tutta la torta da sola, ma di suddividere l'apporto calorico tra più persone.


Ecco, a Stefania, che vincerà questo MTC (la sua ricetta già lo dice "Frangipane alla rosa con mousseline di Ladurée", chi la dura la vince), chiedo che la prossima ricetta non preveda alcun tipo di grasso, facciamo una bella insalatina finocchi e arancia e siam tutti felici.


















Ingredienti:
Per la frolla di Montersino (quasi):
150 g di farina di grano saraceno
100 g di farina di farro integrale
125 g di zucchero di canna
35 g di olio extravergine di oliva
35 g di olio di semi di arachidi
62,5 g di acqua
6 g di lievito 
Per la crema frangipane di Ambra:
100 g di farina di mandorle (o mandorle pelate)
100 g di burro appena ammorbidito
100 g di zucchero semolato
30g di fecola di patate
1 uovo
3 pere Abate
succo di mezzo limone
1 cucchiaio di rum
1 manciata di mandorle intere


Preparare innanzitutto la frolla sciogliendo lo zucchero in acqua, unire il lievito, i due oli e la farina, impastare bene il tutto, fare una palla e porre in frigorifero.
Sbucciare e tagliare le pere a fette per il lungo ed irrorarle con il succo di mezzo limone, prenderne 1/3 e tagliare a piccoli tocchetti e far cuocere a fuoco molto basso con il rum, poi frullare.
A questo punto preparare la crema frangipane montando il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema spumosa, aggiungervi l'uovo leggermente sbattuto e continuare a lavorare il composto, incorporare la farina di mandorle (o le mandorle precedentemente tritate finemente nel mixer con un paio di cucchiai di zucchero) poco per volta ed infine la fecola continuando a montare.
Togliere la frolla dal frigo e lavorarla nella planetaria per 30 secondi con 5 g di acqua, stenderla e rivestire una tortiera per crostate (meglio se con cerniera, sarà più facile sformarla). Stendere sul fondo la purea di pere e ricoprire con le fette di pera disposte a raggiera. Aggiungere infine la crema frangipane e livellare la superficie con una spatola, guarnire con mandorle intere appoggiandole appena, in modo che la crema, gonfiandosi in cottura, non le copra (come è successo a me :-P).
Infornare a 180° per 30/35 minuti.



Faccio solo un appunto: Luca Montersino è un grande pasticcere e questo nessuno lo mette in dubbio, ma nella sua ricetta di questa frolla tratta dal libro "Golosi di salute" secondo me ci son 2 cose che non vanno. 
Per prima cosa in tutte le ricette in cui la usa dice di cuocere la torta per 20 minuti a 180°, io ritengo che siano troppo pochi, a me ce ne sono voluti quasi 35.
In secondo luogo la frolla, se non si mangia insieme alla crema che la farcisce e che quindi mitiga il sapore, sa tremendamente di olio.
Adesso, ho variato la ricetta mettendo 150 g di farina di grano saraceno e 100 di farina di farro integrale, invece dei suoi 250 di farina di farro, ma non penso che questo avrebbe fatto la differenza. 
Qualcuno ha esperienza con questa frolla e sa darmi un parere? 


MTC di Aprile 2012: gli sfidanti!Con questa ricetta partecipo all'MTC di aprile

sabato 14 aprile 2012

Bocconcini di agnello alle noci in nido di agretti

Qualche settimana fa Paola mi ha chiesto se mi andava di partecipare al contest di Franci del blog Scorribande in cucina, Metti una sera a cena, che prevedeva la realizzazione a 4 o 8 mani di un intero menù, dall'antipasto al dolce, con un tema che facesse da filo conduttore per tutte le ricette. Io le ho subito proposto le erbe selvatiche, sapevo che appena ne avessi raccolta qualcuna sarei stata colta da un autentico trip (vedrete nei prossimi giorni) ma poi lei ha proposto di farlo usando le canzoni dello Zecchino d'Oro ed ho subito trovato l'idea molto sfiziosa ed originale. Abbiamo innanzitutto cercato le compagne di viaggio, prima è venuta Cinzia e poi Marina ed entrambe hanno affrontato questa avventura con l'entusiasmo che ci aspettavamo, dalla scelta della canzone preferita da ognuna, alla realizzazione dei piatti che più ci rispecchiavano.

Un menù d'Oro Zecchino: 

E veniamo dunque alla mia ricetta, un secondo piatto, io che poco mangio i primi, anche se li adoro e che non sono portatissima per fare i dolci, la canzone che ho scelto è "E' fuggito l'agnellino".


















Ingredienti per 2 persone:
200 g di agnello (io spalla)
400 g di agretti
100 g di noci
1 spicchio d'aglio
sale e pepe
4/5 rametti di timo 
2 foglie di salvia
Per la salsa:
5o ml vino bianco secco
30 g di burro
10 g di zenzero fresco grattugiato
1 scalogno piccolo
1 foglia di alloro


Per prima cosa sgusciare le noci e tritarle con del timo e della salvia freschi, aggiungere sale e pepe. Impanare la carne d'agnello precedentemente tagliata a tocchetti non troppo piccoli e disporli su una teglia adatta al forno e cuocere a 180° per 15 minuti, rigirando i bocconcini a metà cottura.
Mentre la carne cuoce, mondare e affettare lo scalogno, metterlo in un pentolino con l'alloro e il vino e far ridurre fino a raggiungere 1/3 del volume iniziale.
Mondare gli agretti e farli saltare qualche minuto in padella con poco olio e uno spicchio d'aglio in camicia e tenerli da parte.
Per ultima cosa filtrare la riduzione di vino e montarla al burro, aggiungendo il burro ammorbidito a pezzettini mescolando di continuo a fuoco bassissimo (la salsa dovrà risultare bianca e cremosa), aromatizzare infine con lo zenzero grattugiato.


Servire mettendo la salsa allo zenzero sul fondo del piatto, con l'aiuto di un coppa pasta formare un nido di agretti croccanti e disporvi sopra i bocconcini di agnello alle noci, guarnire infine con una foglia di alloro e uno spicchio di scalogno.


La ricetta della salsa l'ho imparata al corso di cucina organizzato da Italia e dalla scuola di cucina Via del Gusto tenuto dallo chef Maurizio Bosotti, al quale ho avuto il piacere di partecipare per aver vinto il gioco mensile organizzato da Paola sul suo blog La cucina piccolina, X-Kitchen la cucina dei misteri!
Era la prima volta che partecipavo ad un corso di cucina e ho imparato davvero tantissime cose, sicuramente un'esperienza che consiglio a tutti.




Con questa ricetta partecipo con Cinzia, Paola e Mari al contest di Franci del blog Scorribande in cucina, "Metti una sera a cena"







giovedì 12 aprile 2012

Ravioli di tarassaco con ricotta e ortica

Ieri era l'ultimo giorno di ferie di una lunga e bellissima settimana densa di cose piacevoli, di incontri rimandati troppo a lungo e di festeggiamenti. Eh si, perché il giorno di Pasqua è stato anche il compleanno del mio amore ed è stato bello festeggiare con la sua numerosa famiglia, tra canti e buon cibo. 
Il lunedì di Pasquetta siamo stati in montagna e il giorno dopo lo abbiamo passato in compagnia di Francesco tra i prati intorno a Cà Loz, piccola frazione di Sant'Omobono Terme (BG), a raccogliere erbe selvatiche. Abbiamo trovato tantissime erbe diverse, ortiche, tarassaco, lamio bianco, callio, erbette, erba cipollina, finocchietto selvatico, acetosa, menta e anche una specie di asparago di cui conosco solo il nome dialettale, l'enalba. 
Per pranzo poi ci ha invitati nella sua splendida casa di pietra dove il tempo sembra essersi fermato e tutto assume un sapore diverso. Ci ha preparato delle buonissime tagliatelle fatte a mano (da lui) condite semplicemente con cipolla speck e pomodoro, il tutto cotto sulla stufa a legna, a dir poco strepitose.
Oggi è toccato a me cucinare, ho preparato qualche ricettina sfiziosa che posterò nei prossimi giorni e mi sono ufficialmente messa a dieta per perdere i chili presi durante le feste. Peccato che poi c'era la pastiera della zia da assaggiare... e vabbè la dieta inizierà domani :-P



















Ingredienti per 2 persone:
Per la pasta:
75 g di semola rimacinata di grano duro
30 g di acqua
25 g di tarassaco bollito
Per il ripieno:
100 g di ricotta vaccina
30 g di ortiche
1 spicchio d'aglio
1 scalogno piccolo
Per condire:
olio evo
noce moscata
parmigiano reggiano



Innanzitutto occorre andare nei prati a raccogliere le erbe selvatiche, anche il fruttivendolo le ha, ma perché pagarle a peso d'oro quando le possiamo avere gratis?
Mi raccomando però, non prendete erbe che non conoscete e se siete dei neofiti fatevi accompagnare da qualcuno che le conosce, come ho fatto io.

Far bollire il tarassaco in poca acqua salata, scolarlo bene, farlo raffreddare e frullarlo.
Preparare la pasta mescolando la farina, l'acqua e il tarassaco, finché non si avrà ottenuto un impasto morbido e omogeneo, fare una palla, avvolgerla nella pellicola e lasciar riposare una mezzora.
Nel frattempo preparare il ripieno. Tritare uno spicchio d'aglio e un piccolo scalogno e farli soffriggere in un goccio d'olio evo, aggiungere poi le cimette di ortiche precedentemente lavate e asciugate. Bagnare con un mestolino d'acqua, salare e far asciugare mescolando di tanto in tanto. Quando l'acqua sarà completamente assorbita,  spegnere il fuoco e far raffreddare. Una volta freddo frullare il tutto e aggiungere la ricotta e una grattata abbondante di pepe. 
A questo punto si può iniziare a stendere la pasta con l'apposita macchina o a mano se non l'avete. Ritagliare dei quadrati di 4x4 cm, riempirli con il ripieno e chiuderli formando dei fagottini. Lasciar riposare.
Bollire i ravioli in abbondante acqua salata per 5 minuti, scolarli bene e disporli nei piatto, condire a questo punto con un filo di olio evo a crudo, una spolverata abbondante di noce moscata e una spolverata di formaggio grattugiato.

Nella loro semplicità questi ravioli hanno davvero qualcosa di straordinario e non solo perché le erbe le ho raccolte con le mie mani. Hanno un sapore antico, una cosa che ho sempre più la voglia di riscoprire.
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